Nelle carte dell’operazione Ginestra, Silvana Sibarelli era una persona da arrestare. La gip distrettuale aveva firmato l’ordinanza il primo ottobre e per lei aveva disposto il carcere, perché secondo l’ipotesi della Dda di Catanzaro custodiva il denaro della cosca guidata dal compagno.

Il 23 ottobre, cinque giorni prima del blitz, l’hanno uccisa davanti al cancello di casa, in contrada Lattughelle. Il provvedimento le è stato notificato quando era già morta.
Quel foglio consegnato a una donna morta dice più di tante conferenze stampa. Gli investigatori ne avevano ricostruito il presunto ruolo in anni di intercettazioni, ma i killer sono arrivati prima. Sarebbe ingiusto caricare su chi indaga quella morte che, evidentemente, ha altri responsabili. Però la domanda gira da giorni nei bar della Piana, anche se nessuno la fa ad alta voce: in carcere, quella donna, sarebbe ancora viva? Resta l’impressione che da un lato la giustizia abbia un suo calendario e, dall'altro, la ‘ndrangheta un calendario diverso, che risulta però essere molto più veloce.
Nello stesso blitz finisce ai domiciliari, con il braccialetto elettronico, Flavio Stasi, sindaco di Corigliano-Rossano al secondo mandato, accusato di scambio elettorale politico-mafioso per le comunali del 2024. Il giorno prima era a Cassano, a un’iniziativa contro i fenomeni mafiosi nel territorio, a chiedere più strumenti per i sindaci che vogliono tenere la ‘ndrangheta fuori dal Comune. L’avevo intervistato l’8 ottobre a San Marco Argentano, durante la protesta degli agricoltori, sugli ambulatori da aprire nell’ospedale della Sibaritide. Venti giorni dopo, quel sindaco non può uscire di casa.
Le carte, per quel che è emerso finora, dicono poco di diretto: non ci sono intercettazioni tra Stasi e l’uomo indicato come vicino alla cosca, né incontri documentati, né assunzioni avvenute. Ci sono i racconti di altri indagati e una ventina di voti in una città di settantamila abitanti. Sarà un giudice a pesarli, ovviamente, ma chiunque abbia fatto politica da queste parti conosce il problema. In campagna elettorale un candidato stringe centinaia di mani, accetta un caffè e non sa chi parlerà di lui la sera a tavola. Sarebbe giusto, quindi, domandarsi quanto vale ciò che gli altri dicono di noi, soprattutto quando a dirlo è gente che ha tutto l’interesse a sembrare più importante di quello che è.
C’è poi una cosa che l’inchiesta mostra al di là delle singole responsabilità. Nei filoni politici di Ginestra la merce di scambio ipotizzata è sempre un posto di lavoro, al cimitero, in un ente comunale, nell’azienda dei rifiuti. Se l’accusa regge lo diranno i processi. Ma se qualcuno pensa ancora di poter barattare il voto con un’assunzione, vuol dire che da noi il lavoro resta un favore da chiedere a qualcuno. Le cosche questo meccanismo non l’hanno inventato, l’hanno trovato già pronto e ci si sono infilate.
Nella stessa ordinanza c’è Pietro Lucisano, consigliere comunale di minoranza di Forza Italia, anche lui ai domiciliari per un’ipotesi analoga. Succede, però, che attorno a Stasi si sono stretti sindaci, sindacalisti, artisti, perfino avversari politici di lungo corso. Attorno a Lucisano quasi nulla. Sia chiaro, le due posizioni non sono sovrapponibili e le peseranno i giudici. Dalle nostre parti, però, la solidarietà sembra seguire la storia e la reputazione delle persone molto più delle carte.
Quello che resta è che in giro si respira l’idea di uno Stato che fino a ieri stava accanto a quel sindaco, nelle demolizioni degli abusi e nelle assemblee antimafia, e oggi gli stringe un braccialetto elettronico. Sappiamo bene che lo Stato ha procure, giudici, prefetture, tempi diversi e spesso scollegati tra loro, ma la gente lo guarda come una cosa sola e da una cosa sola si aspetta coerenza. Quando quella coerenza sembra mancare, il cittadino non si mette a distinguere tra uffici, smette semplicemente di credere all’antimafia delle piazze come a quella dei tribunali e torna a fidarsi soltanto di chi conosce.
In mezzo a tutto ciò c’è una guerra di mafia che ha ripreso a sparare, anche sulle donne, e che rischia di scivolare sullo sfondo mentre discutiamo delle vicende che hanno toccato il sindaco. Il 3 novembre Stasi si siederà davanti alla gip e potrà dire la sua. La posizione di Silvana Sibarelli si è chiusa il 23 ottobre davanti a un cancello di Lattughelle, cinque giorni prima che lo Stato bussasse a quella stessa porta.

@Riproduzione riservata

L'Editoriale

Ginestra, il tempo della giustizia e quello della Sibaritide

Nelle carte dell’operazione Ginestra, Silvana Sibarelli era una persona da arrestare. La gip distrettuale aveva firmato l’ordinanza il primo ottobre e per lei aveva disposto il carcere, perché secondo l’ipotesi della Dda di Catanzaro custodiva il...

Controcorrente

Il carrello della spesa potrebbe bocciare Giorgia Meloni

“State meglio oggi rispetto a quattro anni fa?”, quando Ronald Reagan pronunciò l’anzidetta frase nel memorabile dibattito presidenziale del 1980 contro Jimmy Carter, non stava semplicemente ponendo una domanda retorica, bensì stava attivando la...

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Libri, letture e regali utopie

Gusto e Benessere

La zuppa arancione

Pubblicità

Pubblicità