Oggi parliamo di un evento che genera sempre grande allarme nei genitori: il vomito. È importante, innanzitutto, non confonderlo con il rigurgito. Quest'ultimo è una fuoriuscita passiva e senza sforzo di latte o cibo, spesso dovuta all'immaturità della valvola tra esofago e stomaco.

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Il vomito, invece, è un’emissione forzata e violenta, un vero e proprio riflesso vitale che, insieme alla tosse e alla deglutizione, protegge il nostro organismo. Senza questa capacità di espellere sostanze potenzialmente tossiche, rischieremmo gravi complicazioni respiratorie.
Ma perché i bambini vomitano così spesso? La spiegazione risiede nel "centro del vomito" situato nel cervello. Questo centro può essere attivato da diverse vie: lo stress psicologico (si pensi al vomito mattutino del bambino ansioso che deve andare a scuola), i movimenti rotatori che stimolano l'orecchio interno (il cosiddetto mal d'auto ma più correttamente definita cinetosi), oppure segnali chimici e irritazioni gastrointestinali. Esistono bambini con una soglia di attivazione molto bassa, i cosiddetti "vomitatori", per i quali ogni stimolo sembra tradursi in un episodio emetico.
La prima distinzione fondamentale per la sicurezza del bambino riguarda il colore: il vomito è biliare o non biliare? Se è presente bile (riconoscibile dal colore giallo-verde e dal sapore amaro), potremmo trovarci di fronte a un'ostruzione intestinale che richiede un intervento immediato. Il vomito non biliare, invece, è spesso legato a cause più comuni come gastroenteriti virali, infezioni urinarie o, in casi particolari, a malattie metaboliche, neurologiche o allergie alimentari.
Un discorso a parte merita il vomito di sangue (ematemesi). Se il sangue è rosso vivo o nero come la pece, indica un sanguinamento nell'esofago o nello stomaco che richiede sempre una valutazione specialistica urgente, spesso in collaborazione con il chirurgo pediatra. Non dobbiamo poi dimenticare le cause psicologiche: alcuni bambini usano il vomito per attirare l'attenzione o come reazione a forti disagi affettivi.
Cosa fare, dunque? La diagnosi parte sempre da un'attenta anamnesi dei genitori e da una visita accurata. Gli esami del sangue sono necessari solo in casi selezionati per valutare lo stato di idratazione o la presenza di infezioni. Per quanto riguarda la terapia, nelle forme lievi legate a comuni virus, la soluzione più efficace è la somministrazione di acqua zuccherata in piccole quantità ripetute. Se la causa è la cinetosi, sono utili gli antistaminici, mentre per altre forme esistono farmaci specifici come la metoclopramide, da usare però con estrema cautela nei bambini per i possibili effetti collaterali neurologici. Prima di pensare ai farmaci, soprattutto nei bambini più piccoli, bisogna attentamente valutare lo stato di idratazione del piccolo paziente perché il rischio più comune e immediato è la disidratazione. I rimedi “fai da te” possono essere rischiosi, quindi sempre fare riferimento al vostro pediatra di fiducia che saprà guidarvi nella scelta della strategia più adatta per far tornare il sorriso ai vostri piccoli.

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