TARSIA - «In queste ore, davanti alle proteste che attraversano il nostro territorio, sento il dovere umano e pastorale di far arrivare la mia vicinanza a quanti stanno facendo sentire la propria voce per il caro carburanti, per il costo della vita e per una quotidianità diventata sempre più difficile da sostenere».
La vicinanza ai manifestanti e l'appello alle istituzioni, nel contesto delle proteste degli agricoltori in corso sul territorio, arrivano da don Cosimo Galizia, parroco di Tarsia e vicario della Forania di Terranova da Sibari, che prosegue: «Come parroco di Tarsia e Vicario della Forania di Terranova da Sibari, non posso restare indifferente davanti alla fatica di tante persone, famiglie e lavoratori che ogni giorno lottano per andare avanti, onorare i propri impegni e garantire un futuro dignitoso ai propri figli.
Dietro ogni protesta c'è una storia. Dietro ogni volto c'è una famiglia. Dietro ogni richiesta d'aiuto c'è spesso una preoccupazione che non si riesce più a nascondere.
Quando il carburante diventa un lusso, andare al lavoro costa troppo. Quando aumentano le spese essenziali, fare la spesa diventa un calcolo doloroso. Quando il lavoro non basta più a garantire una vita dignitosa, cresce il senso di abbandono e si spegne lentamente la fiducia nelle istituzioni.
E allora dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda: come può una famiglia vivere serenamente, se ogni giorno è costretta a scegliere a cosa rinunciare?
Non possiamo abituarci alla sofferenza della gente. Non possiamo considerare normale che chi lavora onestamente abbia paura di non arrivare alla fine del mese. Non possiamo liquidare il grido di un territorio come un semplice disagio o come una protesta destinata a passare.
Per questo desidero esprimere la mia sincera vicinanza a tutti coloro che in queste ore stanno manifestando il proprio disagio, con l'auspicio che ogni forma di protesta possa svolgersi nel rispetto delle persone, della sicurezza e del bene comune.
Ma la mia vicinanza vuole essere anche un appello, forte e sincero, a quanti hanno responsabilità politiche e istituzionali, a ogni livello.
Non basta ascoltare il rumore della protesta. Bisogna ascoltare il silenzio di chi soffre e non ha più nemmeno la forza di protestare.
Non servono soltanto parole di circostanza. Servono risposte concrete, misure efficaci e tempi certi. Servono scelte che mettano al centro le famiglie, i lavoratori, gli autotrasportatori, gli agricoltori, le piccole imprese e tutti coloro che, con sacrificio, tengono in piedi la nostra società.
Il nostro territorio non chiede privilegi. Chiede attenzione, rispetto, giustizia e la possibilità di vivere e lavorare senza essere schiacciato dal peso crescente delle spese.
E vorrei ricordare a tutti, soprattutto a chi ha il potere di decidere, che la dignità delle persone non può essere sacrificata sull'altare dei numeri, dei bilanci e delle scadenze. Dietro quei numeri ci sono esseri umani, ci sono speranze, ci sono bambini, anziani e famiglie che meritano di essere ascoltati.
Il Vangelo ci insegna che non possiamo voltare lo sguardo dall'altra parte quando un fratello è nel bisogno. La fede non ci rende spettatori della sofferenza: ci chiama a farci prossimi, a condividere il peso degli altri e a levare la voce quando la dignità umana rischia di essere ferita.
Non vado per giudicare nessuno. Vado per ascoltare, per esserci, per ricordare che nessuno deve sentirsi solo davanti alle proprie difficoltà.
Perché un pastore non può stare soltanto accanto a chi sta bene: deve saper camminare anche accanto a chi è stanco, deluso e preoccupato per il domani.
Il mio pensiero e la mia preghiera sono per tutti voi.
E a chi ha il potere di intervenire rivolgo un ultimo appello: non lasciate che la stanchezza diventi disperazione, che la protesta diventi rassegnazione, che la sfiducia diventi distanza definitiva tra cittadini e istituzioni.
Fermatevi ad ascoltare. Guardate negli occhi queste persone. Entrate, almeno per un momento, nelle loro case e nelle loro preoccupazioni.
Un Paese è davvero forte non quando chiede ai più deboli di resistere ancora, ma quando si impegna perché nessuno venga lasciato indietro.
Che il Signore illumini le coscienze, apra i cuori di chi governa e doni speranza a chi oggi lotta per vivere con dignità».
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