• La nascita di un’epica

    I pionieri italiani del ciclismo furono uomini comuni temprati dalle rinunce e dagli sforzi immani a cui la vita obbliga quando si ha la mala ventura di nascer poveri, spezzarsi la schiena e, nonostante ciò, continuare ad essere indigenti. La fame non è cosa di cui andar fieri, morde famelica, dilania la dignità, inacidisce e infligge sofferenza e, seppur dai pulpiti si predica carità, è sin troppo scontato che per uscirne si può contare solo su se stessi e far leva sull’atavica paura di rimaner cenciosi come i propri padri e chi li ha preceduti.

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