Le tecnologie audiovisive e digitali pervadono ormai ogni istante della nostra quotidianità, ma è sui cosiddetti "nativi digitali" che l’impatto è più profondo. Tablet, smartphone e pc non sono solo strumenti, ma ambienti che ridefiniscono il gioco, le relazioni e l'accesso al sapere.
Se usati correttamente, questi dispositivi sono miniere di informazioni e motori di partecipazione civica; tuttavia, un uso improprio può compromettere la salute psico-fisica e l’apprendimento. Guidare i bambini fin dai primissimi anni non è solo opportuno, è necessario. In questa fase delicata si consolidano abitudini e architetture cerebrali che saranno difficili da modificare in futuro. Il ruolo dei genitori è quindi centrale: non serve essere tecnofobi, ma educatori digitali capaci di trasformare la tecnologia da minaccia a opportunità.
Prendiamo la televisione, ancora oggi "baby-sitter" d'elezione in molte case. Sebbene possa arricchire il linguaggio, la visione passiva favorisce la sedentarietà e l’isolamento. Per limitarne i danni, la regola d'oro è non superare le due ore giornaliere, evitando tassativamente la TV in camera da letto e preferendo una visione condivisa che stimoli il dialogo critico. Discorso analogo vale per i videogiochi, che dai tre anni in su promettono stimoli cognitivi ma possono indurre ansia e aggressività. La soluzione non è il divieto, ma l'equilibrio: i genitori dovrebbero monitorare la classificazione PEGI per l’età e alternare il virtuale a giochi fisici che stimolino fantasia e socializzazione, prevenendo così il rischio di isolamento o, nei casi più gravi, di ludopatia.
L'avvento degli smartphone e delle app ha poi eliminato ogni confine fisico. Molti genitori offrono i propri dispositivi ai piccoli per distrarli o per monitorarne i movimenti, ma questo non favorisce una reale autonomia. L'uso di tablet e cellulari dovrebbe essere un’attività condivisa, un "gioco dialogico" dove l’adulto siede accanto al bambino, descrivendo le figure e limitando i tempi di esposizione. È fondamentale proteggere la salute fisica evitando di tenere i dispositivi vicino a organi sensibili e spegnendoli durante la notte. Un uso ossessivo può infatti generare irritabilità e disturbi del sonno, oltre a esporre i minori a rischi legati alla privacy e agli acquisti involontari online.
Infine, il grande mare di Internet. Sebbene offra risorse infinite per lo studio, la rete non coincide automaticamente con la conoscenza, la quale richiede tempi di approfondimento che il web spesso frammenta. Molti ragazzi passano online fino a dieci ore al giorno, spesso mentendo sull'età per accedere ai social. Oltre ai rischi di bullismo e alla dipendenza, simile a quella da sostanze, l’abuso della rete può isolare dal mondo reale. Il compito degli adulti è responsabilizzare i figli, spiegando che ogni azione online ha ricadute reali, limitando la connessione durante lo studio e mantenendo sempre aperto quel canale di comunicazione che nessuna tecnologia potrà mai sostituire.
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