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La fuoriuscita di Roberto Vannacci dalla Lega e le conseguenti accuse del Generale contro il governo di centrodestra perché troppo moderato costituisce un vero e proprio siluro agli attuali equilibri della maggioranza che sostiene l’esecutivo-Meloni ad un anno dalle elezioni politiche.

Remigrazione, difesa dei confini, difesa sempre legittima, famiglia tradizionale, tutela dell’impresa, del made in Italy e del merito sono le parole chiave del programma politico del nuovo partito che contengono molto del Vannacci-pensiero. 
Per la prima volta la “coalizione conservatrice” corre il rischio di trovarsi scoperta il fianco a destra con la nascita di “Futuro Nazionale”, il quale sicuramente punta a conquistare i consensi in quell’area a destra della destra, attraendo i più estremisti, magari delusi, oltre che distanti dalla politica pragmatica della Meloni alle prese con un quadro sia internazionale che casalingo del tutto complesso e critico.
Secondo i sondaggi una “Lista Vannacci” potrebbe collocarsi tra il 3 o 4 % dei consensi, pescando voti esclusivamente all’interno del perimetro della destra italiana il cui frazionamento, anche alla luce della legge elettorale, favorirebbe, di fatto, la coalizione del “Campo Largo”, se essa sarà in grado di cogliere l’occasione, evitando di farsi male da sola. 
Non vi è chi non vede che la Premier dovrà in qualche modo, al di là degli schiamazzi di Salvini, intessere un rapporto politico diretto con Vannacci con il duplice fine di non avere, in primis, nemici a destra e/o disperdere consensi elettorali da quella parte, oltre che (con il tempo) procedere ad un’operazione di riassorbimento della frangia dissidente. 
Dunque, il quadro politico si complica a seguito della mossa del Generale i cui effetti si riverbereranno sia sotto il profilo delle dinamiche elettorali che su quelle della collocazione del partito di Fratelli d’Italia che probabilmente determinerà uno spostamento a destra di essa ovvero comporterà un arresto (o almeno una sospensione) di quel processo  politico in fieri neo-moderato, del tutto necessario in un’ottica storico-politica a cui dovrebbe approdare la Premier per rimanere ancora in sella. In effetti, questi, sebbene alla prova dei fatti finora abbia avuto la “capacità camaleontica” di restare ancorata alle tradizionali posizioni politiche italiane senza sostanziali scostamenti, alla lunga dovrà, anche al fine di rimediare a tale discrasia, inevitabilmente innescare un processo strutturale di emancipazione del partito, aprendosi a quella area più ampia di stampo conservatore-liberale (e non solo) che in parte già viene perlustrata dall’alleato Tajani.
Di conseguenza, il fattore Vannacci, unito alle incertezze sull’esito del referendum sulla separazione delle carriere (che pare potrebbe differirsi a seguito della decisione della Corte di Cassazione), nonché alle gravi criticità sociali, causate da una crescita economica debole e sperequativa del paese, ha riaperto una partita già chiusa fino a qualche mese addietro con il serio rischio di ricadere nella storica instabilità politica, foriera sistemica di tanti effetti nocivi per l’Italia.
Per cui si ritorna alla normalità con la poltrona di Palazzo Chigi traballante! 

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