Ci sono patologie che spesso vengono sottovalutate, ma i recenti casi di Epatite A ci ricordano che non esistono virus che possiamo ignorare. Sebbene spesso considerata una malattia del passato o legata a contesti lontani, i recenti dati epidemiologici ci restituiscono una realtà diversa.
In Italia, abbiamo assistito a un incremento significativo delle notifiche di infezione, con tassi di incidenza che negli ultimi anni sono raddoppiati, colpendo in particolare le regioni del Centro-Nord e, nelle ultime settimane, anche del sud. Non si tratta di un semplice dato statistico, ma di un segnale chiaro: i nostri bambini sono oggi esposti a rischi che dobbiamo imparare a riconoscere e prevenire.
Il virus dell’epatite A è un piccolo microrganismo cosiddetto "epatotropo", ovvero che colpisce specificamente il fegato. Si trasmette usualmente per via oro-fecale ed è caratterizzato da una straordinaria resistenza ambientale. La trasmissione avviene attraverso l'ingestione di alimenti crudi o poco cotti, in particolare molluschi e prodotti della pesca, ma anche acqua contaminata, frutta e verdura non adeguatamente lavata. Un'attenzione particolare va ai frutti di bosco, sia freschi che surgelati: è fondamentale sapere che il congelamento non inattiva il virus. L’infezione può infatti viaggiare anche tramite il ghiaccio e gli alimenti surgelati; per eliminare il rischio, è necessario che l'alimento raggiunga una temperatura di cottura superiore a 85°C per almeno un minuto.
Molto frequentemente, invece, la trasmissione può avvenire durante viaggi internazionali.
Nei bambini al di sotto dei cinque anni, l’infezione si manifesta spesso in forma lieve o senza sintomi evidenti. Negli adulti e nei bambini più grandi, il quadro clinico può essere più marcato, con febbre, malessere generale, dolori addominali, nausea e vomito. Il segno più caratteristico è l’ittero, ovvero la colorazione giallastra della cute e delle sclere oculari, accompagnata da urine scure, fenomeni legati all’accumulo di bilirubina nel sangue. Sebbene nei più piccoli il decorso sia generalmente benigno e l’insufficienza epatica acuta rappresenti un evento raro, i sintomi possono persistere per settimane o mesi. Un aspetto positivo è che l’infezione non cronicizza mai e conferisce un’immunità permanente.
La diagnosi si basa sul sospetto clinico in presenza di sintomi aspecifici ed è confermata dal dosaggio delle immunoglobuline M (IgM) specifiche, che rappresentano il "gold standard" diagnostico. La terapia è esclusivamente di supporto, mirata a garantire una corretta idratazione, poiché non esiste una cura antivirale specifica.
È opportuno sottolineare che l’unica vera arma di prevenzione primaria è la vaccinazione. In Italia, la strategia vaccinale è orientata prioritariamente ai viaggiatori diretti in aree a rischio oppure in regioni in cui si manifestano dei piccoli focolai. Il vaccino è efficace e sicuro; la scheda tecnica attuale prevede la somministrazione dopo i dodici mesi di vita. In aggiunta, è fondamentale che i genitori consultino il pediatra prima di intraprendere un viaggio: informarsi attivamente può fare la differenza tra una vacanza serena e un rientro complicato da un'infezione evitabile. Prevenire, in questo caso, è davvero il primo atto di cura verso i nostri figli.
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