Uno dei temi più delicati è l'ipotiroidismo congenito. In passato, questa condizione portava a gravi ritardi mentali, un dramma che oggi nei Paesi sviluppati abbiamo quasi del tutto debellato. Il merito va allo screening neonatale: tra la seconda e la quinta giornata di vita, un semplice prelievo di una goccia di sangue dal tallone del neonato permette di individuare subito se la tiroide funziona correttamente. In Italia, questa condizione colpisce circa un bambino su 2400, con una frequenza maggiore nelle bambine, nei nati prematuri o nei parti gemellari.
La causa principale, nel 70-80% dei casi, è un’anomalia nello sviluppo della ghiandola stessa. Poiché gli ormoni tiroidei sono il "carburante" per il cervello in crescita, la tempestività è tutto. Iniziare la terapia sostitutiva con L-tiroxina entro le prime quattro settimane di vita - e idealmente entro i primi dieci giorni - garantisce al bambino uno sviluppo intellettivo e motorio sovrapponibile agli altri bambini. Come pediatri, monitoriamo attentamente i dosaggi nei primi tre anni di vita, poiché livelli ottimali di ormoni in questa fase sono predittivi delle capacità cognitive e persino delle abilità aritmetiche che il bambino avrà da adulto.
Passando all'età scolare e all'adolescenza, la sfida principale diventa la tiroidite autoimmune, nota anche come tiroidite di Hashimoto. È la causa più frequente di gozzo e ipotiroidismo acquisito. Colpisce prevalentemente le femmine ed è spesso legata a una predisposizione familiare o associata ad altre condizioni come la celiachia o il diabete di tipo 1. La diagnosi avviene frequentemente in modo fortuito durante controlli per bambini apparentemente sani, attraverso il riscontro di anticorpi specifici nel sangue o un’ecografia che mostra una tiroide dalla trama disomogenea. Non sempre la tiroidite richiede una cura immediata; in molti casi è sufficiente un monitoraggio periodico ogni sei mesi. Tuttavia, se la funzionalità della ghiandola rallenta troppo, compare l’ipotiroidismo, che può causare stanchezza e rallentamento della crescita. In questi casi, la terapia con L-tiroxina diventa necessaria per assicurare che il paziente raggiunga la sua altezza bersaglio.
Infine, esiste il rovescio della medaglia: l’ipertiroidismo, rappresentato principalmente dalla malattia di Graves. Qui la tiroide lavora troppo, "accelerando" eccessivamente l'organismo. I segnali possono essere subdoli: irritabilità, tremori, calo di peso nonostante un appetito aumentato e, talvolta, un peggioramento del rendimento scolastico dovuto a difficoltà di concentrazione. Il trattamento iniziale si avvale di farmaci che frenano la ghiandola (come il metimazolo), ma la remissione completa non è sempre facile da ottenere nei più giovani, rendendo necessari controlli specialistici costanti.
La tiroide è dunque una sentinella della crescita. Grazie alla prevenzione neonatale e a una diagnostica sempre più precisa, oggi siamo in grado di gestire queste patologie garantendo ai nostri piccoli pazienti una vita piena e in salute.
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