C’è un orologio biologico che scandisce il passaggio dall’infanzia all’età adulta, un meccanismo perfetto coordinato dal cervello che chiamiamo pubertà.
Per molti genitori, veder comparire i primi segni di cambiamento nei propri figli è motivo di orgoglio, ma talvolta anche di profonda apprensione, specialmente quando questi segnali sembrano arrivare "fuori tempo massimo". È bene chiarire che la pubertà non è un evento improvviso, ma un processo progressivo che inizia quando l'ipotalamo invia impulsi specifici all'ipofisi, stimolando la produzione di ormoni. Questo percorso, in genere, si completa in due o tre anni ed è influenzato da molteplici fattori ambientali. La nutrizione gioca un ruolo chiave: il sovrappeso e una dieta iperproteica possono anticipare l'inizio dello sviluppo. Anche l'esposizione a interferenti endocrini (sostanze chimiche presenti nell'ambiente), lo stress psicologico e persino l'esposizione alla luce influiscono su questo spartito biologico. Un'elevata esposizione alla luce serale, ad esempio attraverso l'uso prolungato di schermi, può inibire la produzione di melatonina e agire come un innesco.
Normalmente, i primi segni compaiono tra gli 8 e i 13 anni per le femmine e tra i 9 e i 14 per i maschi. Durante questo periodo si assiste al celebre "scatto di crescita": le ragazze guadagnano in media 20-25 centimetri, iniziando a crescere velocemente dopo circa 1 anno dallo sviluppo della ghiandola mammaria; i ragazzi, invece, crescono di circa 25-30 centimetri, ma il loro scatto avviene più tardi, a metà del percorso puberale.
La comparsa di peluria pubica ed ascellare e la sudorazione acre accompagnano, solitamente, lo sviluppo puberale ma non bastano, da soli, per definire un vero avvio.
Parliamo di pubertà precoce quando questi segni appaiono prima degli otto anni nelle bambine e dei nove nei bambini. Sebbene la genetica e l'etnia influenzino molto queste tempistiche, la letteratura scientifica ha evidenziato negli anni una tendenza all'anticipazione dello sviluppo, specialmente nelle femmine. Questo ha portato la comunità scientifica a interrogarsi sui limiti d'età: oggi si ritiene che sotto i 7 anni sia sempre necessario un approfondimento completo, mentre tra i 7 e gli 8 anni si intervenga solo in presenza di fattori aggravanti, come una crescita troppo rapida o tensioni psicologiche.
È fondamentale distinguere tra la pubertà precoce "vera", causata da un'attivazione anticipata dell'asse ipotalamo-ipofisi, e la "pseudopubertà", dove la comparsa di alcuni segni non dipende dal cervello ma da altre cause, come alterazioni ghiandolari o cisti.
Quando ci troviamo di fronte a una diagnosi di pubertà precoce, il nostro obiettivo è duplice: preservare la statura definitiva del bambino e tutelare il suo benessere psicologico, evitando che un corpo "adulto" crei disagio in una mente ancora infantile. Il percorso diagnostico prevede solitamente un'osservazione più attenta e ravvicinata nel tempo, una radiografia del polso per l'età ossea, dosaggi ormonali e, nelle bambine, un'ecografia pelvica. Se la terapia viene intrapresa e successivamente sospesa al momento opportuno, la pubertà riprende il suo corso naturale in circa un anno, senza compromettere la fertilità futura.
Il tempo della crescita è un sentiero unico per ogni bambino. Sebbene i fattori ambientali e lo stile di vita moderno sembrino voler accelerare questo percorso, i pediatri possiedono gli strumenti per distinguere tra un semplice anticipo della natura e una patologia vera e propria. L'obiettivo finale non è mai fermare il tempo, ma assicurarsi che ogni bambino possa percorrerlo alla velocità che più gli appartiene, garantendo una crescita armoniosa e serena.
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