L’agitazione psicomotoria è una condizione caratterizzata da un’eccessiva attività motoria associata a una sensazione di tensione interna. Il bambino o il ragazzo può non riuscire a stare fermo, camminare avanti e indietro, dimenarsi, tirare oggetti o mettere in atto comportamenti ripetitivi.
Possono comparire alterazioni del comportamento verbale e psichico. Nei casi più gravi, l’agitazione può trasformarsi in aggressività, verbale o fisica, rivolta verso sé stessi, altre persone o oggetti.
L’episodio segue generalmente un andamento progressivo: si parte da un fattore scatenante, trigger, che porta a una crescente rabbia; segue una fase di escalation fino alla crisi, che rappresenta il momento di massima aggressività.
In età evolutiva i dati sono ancora insufficienti, ma le urgenze psichiatriche sono in costante aumento. Durante la pandemia da SARS-CoV-2 il fenomeno è ulteriormente cresciuto. Uno studio condotto dal Meyer di Firenze ha evidenziato, nel periodo pandemico, una riduzione del 33% degli accessi in pronto soccorso per patologie non psichiatriche e, contemporaneamente, un aumento del 200% degli accessi per emergenze psichiatriche.
Le cause possono essere molto diverse: fattori sociali e ambientali, disturbi psichiatrici oppure condizioni mediche. Tra i fattori di rischio sono stati descritti il sesso maschile, precedenti episodi di agitazione, traumi e una storia di violenza fisica. Sul piano psicologico possono contribuire impulsività, scarsa tolleranza alle regole, mancanza di empatia e pessimismo. Anche patologie organiche possono manifestarsi con agitazione, tra cui disturbi del sistema nervoso, alterazioni tiroidee, malattie genetiche, insonnia.
La gravità viene valutata clinicamente. Nei casi lievi spesso è sufficiente una comunicazione calma ed empatica. Nei casi moderati il comportamento è più minaccioso e difficilmente controllabile; nei casi gravi possono comparire condotte violente verso persone o oggetti.
La prima strategia è la de-escalation: mantenere una distanza di sicurezza, parlare con voce bassa, mostrare empatia e, quando possibile, offrire acqua o cibo. Se queste strategie non sono sufficienti può essere necessario ricorrere ai farmaci, mantenendo, per quanto possibile, lo stato di coscienza e evitando una sedazione. Le classi maggiormente utilizzate sono benzodiazepine e antipsicotici, ma in età evolutiva molti di questi farmaci sono utilizzati off-label. La scelta del farmaco e del dosaggio deve quindi tenere conto della causa che ha determinato l’agitazione.
Superata la fase acuta, però, il lavoro non è finito. L’episodio di agitazione psicomotoria non dovrebbe essere considerato soltanto come un’emergenza da risolvere, ma come un segnale che merita di essere compreso. È quindi fondamentale interrogarsi sulle cause che lo hanno provocato e individuare il percorso più adatto per evitare che possa ripetersi.
A seconda della gravità e delle condizioni familiari, il neuropsichiatra infantile può indicare un percorso ambulatoriale, un Day Hospital o un ricovero in un reparto specialistico.
Per i genitori, di fronte a un bambino improvvisamente agitato e aggressivo, la prima regola è non affrontare da soli una situazione che può rapidamente degenerare. Cercare di mantenere la calma, evitare lo scontro e chiedere aiuto è la strategia più utile. Dietro un comportamento incomprensibile può esserci una sofferenza psichica, ma anche una causa medica che deve essere riconosciuta. Ed è proprio per questo che, in presenza di un’agitazione importante e improvvisa, la valutazione di un professionista non va rimandata.
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