In Italia, come ogni anno, seppur le ferie si sono frammentate rispetto al passato, la frase più frequentemente ripetuta nel mese di agosto sarà “ne riparliamo a settembre”. In effetti, nel mese che prende il nome dall’imperatore Augusto (feriae Augusti), nella penisola italica tutto si ferma.
Persino il Fisco si blocca (o meglio rallenta), nonchè tutti i tribunali italiani “chiudono”, se non per ragioni d’urgenza, poiché vige la sospensione feriale dei termini processuali che altro non è, di fatto, che una pausa legale che congela il conteggio delle scadenze giudiziarie dal 1° al 31 agosto di ogni anno per riprenderle dal 1° settembre.
Altrettanto vale per la politica, la quale utilizzerà proprio la rovente pausa agostana per rinviare le proprie decisioni sui dossier più delicati e scottanti del momento.
In primis il “caso di Andrea Delmastro”, dopo la richiesta alla Camera della Procura di Roma per l’autorizzazione a utilizzare le chat del deputato di Fratelli d’Italia nel procedimento che riguarda Mauro Caroccia, indagato per riciclaggio e intestazione fittizia dei beni.
La questione, che da giudiziaria si è, ormai, trasformata in politica, ha generato ulteriore confusione e fibrillazione nella maggioranza, soprattutto dopo la nota del Procuratore Lo Voi.
In considerazione della piega che ha preso la vicenda, ragionevolmente, il tutto slitterà in autunno.
Medesima prospettiva per la legge elettorale, per “la patata bollente” dell’alleanza con Vannacci, le intercettazioni, il voto sul decreto Pnrr, i fondi per la Difesa (Safe) ed il nuovo disegno di legge in materia di sicurezza.
Tali differimenti, in realtà, esprimono segnali evidenti di una divisione tra i partiti che sostengono la maggioranza governativa, la quale, a seguito della sconfitta referendaria del marzo scorso, il brutto voltafaccia di Donald Trump nei confronti della premier Giorgia Meloni, l’apparizione di Roberto Vannacci e del suo estremismo filorusso, ha disvelato diverse falle programmatiche delle forze dell’alleanza di destra-centro.
Le leadership di Matteo Salvini e di Antonio Tajani sono messe in seria discussione: la prima da parte di molti dirigenti della Lega, la seconda dalla famiglia Berlusconi. Il Carroccio contesta al suo vicepremier “l’operazione Vannacci”, avendolo imposto come vicesegretario prima che uscisse dal partito del Nord e costituisse Futuro Nazionale.
Un vero e proprio autogol!
Quanto a Forza Italia (ed alle anomalie organizzative), responsabile, secondo i figli di primo letto del Cavaliere, di poca autonomia rispetto l’azione politica della Premier a cui Tajani si è acriticamente fossilizzato. Ecco perché (probabilmente) le prese di distanza dalla Meloni si sono moltiplicate: dal no alle preferenze nella riforma elettorale e alle intercettazioni, ai decreti sicurezza, ai tormenti sul Safe, il fondo europeo per l’acquisto di armi..
Tuttavia, se la maggioranza pare sia sotto pressione, l’opposizione non è messa meglio: il “campo largo” non decolla, impantanata nella diatriba della leadership, nodo che ancora non è stato sciolto e che non s’intravvede un metodo per superarne l’impasse, oltre ad un’assenza preoccupante di un minimo comune denominatore programmatico. Il caso eclatante rimane quello di Pd, M5S, Avs, Azione e Iv sulla politica estera. Il voto sulle missioni internazionali conferma cinque mozioni: una per ogni forza politica.
Tale proliferazione certamente non aiuta la causa del centro-sinistra.
In sostanza, sia nella maggioranza che tra le opposizioni, ognuno procede in modo quasi solitario, assecondando logiche non proprio di coalizione, il cui unico effetto resta l’indebolimento del sistema politico italiano.
Anche il comprensorio in cui opera “dirittodicronaca.it” registra grandi problematiche e criticità irrisolte che vengono affrontate con il metodo tradizionale del “tirare a campare.”
Ma di tutto ciò ne riparliamo a settembre!
@Riproduzione riservata