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Le elmintiasi, o più comunemente "verminosi", non sono affatto un ricordo del passato. Sebbene nel secondo Novecento l'Italia avesse visto una drastica riduzione di queste infestazioni, negli ultimi quindici anni stiamo assistendo a un fenomeno inverso.

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Non solo è aumentata la frequenza di alcuni parassiti, ma stiamo osservando il ritorno di specie quasi scomparse e l'introduzione di nuove. Le ragioni sono molteplici: la "tropicalizzazione" del clima che favorisce la sopravvivenza dei parassiti, l'aumento dei viaggi e dei flussi migratori, una maggiore convivenza stretta con animali da compagnia e la diffusione di abitudini culinarie esotiche, come il consumo di pesce crudo.
L’unica verminosi rimasta sempre diffusa nei Paesi sviluppati è l’ossiuriasi. Causata da un piccolo verme cilindrico di circa 5-10 millimetri, si manifesta spesso con il classico prurito notturno nella zona anale. È proprio di notte che le femmine depongono le uova, che possono sopravvivere fino a 40 giorni su biancheria e giocattoli. Nel bambino, il grattamento porta le uova sotto le unghie, innescando un ciclo continuo di auto-infestazione e contagio tra compagni di scuola. La diagnosi si effettua con il "nastro adesivo" (scotch-test) al mattino, e la terapia, solitamente a base di mebendazolo, deve essere estesa a tutta la famiglia e ripetuta dopo tre settimane per colpire le larve nate nel frattempo.
Un altro protagonista è la Tenia, il celebre "verme solitario". Sebbene rara in molte zone d'Italia, resta endemica al Sud, spesso legata al consumo di carne o insaccati crudi di bue o maiale. Questo parassita può raggiungere diversi metri di lunghezza e vivere indisturbato nell'intestino per anni, causando solo lievi disturbi digestivi. È fondamentale prestare attenzione alla cottura delle carni: la prevenzione passa dal controllo della macellazione e dall'igiene alimentare. In casi eccezionali, l'uomo può ospitare la forma larvale nei tessuti (cisticercosi), una condizione decisamente più grave che può colpire il sistema nervoso.
Il fascino per il sushi ha portato alla ribalta l'Anisakis. Queste larve, presenti nel pesce non adeguatamente abbattuto o cotto, possono impiantarsi nello stomaco causando dolori acuti o reazioni allergiche spesso confuse con allergie alimentari generiche. Va ricordato che il congelamento a -22°C per almeno una settimana è l'unico modo per rendere sicuro il pesce consumato crudo.
Oltre al cibo, non dobbiamo dimenticare l'ambiente: la "zanzara tigre" oggi può trasmettere parassiti dal cane all'uomo (dirofilariosi), mentre la contaminazione del terreno resta la via principale per ascaridi e anchilostomi, un tempo piaga dei minatori e oggi legati a condizioni di degrado.
In un contesto dove la medicina territoriale è talvolta meno abituata a diagnosticare queste patologie, il ruolo del pediatra e l'attenzione dei genitori diventano cruciali. Non bisogna mai ricorrere a terapie "fai da te", ma affidarsi a percorsi diagnostici precisi. Anche se spesso silenziose, le elmintiasi possono portare a complicanze serie. Una corretta igiene delle mani, unghie corte e attenzione a ciò che portiamo in tavola restano le nostre armi migliori.

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