Mentre Roma e altre città italiane si apprestano a celebrare la giornata del primo maggio, con il classico concertone in piazza e le luci puntate sui grandi nomi della musica, a Spezzano Albanese accade qualcosa di diverso. Forse più scomodo, ma certamente più vero.
Qui l'attesa è alle stelle per il comizio degli anarchici. Ormai sempre più silente nelle piazze, il gruppo è riuscito, nella storia della comunità arbëreshe e non solo, a costruire un percorso capace di dettare i tempi e i respiri della politica locale. Principali protagonisti di questa incredibile esperienza sono Domenico Liguori e Antonio Nociti, grandi amici nella vita ma, soprattutto, nella visione di una comunità autogestita che rispetti il prossimo, senza se e senza ma. Non hanno mai cercato scorciatoie, né incarichi. Hanno fatto quello che oggi sembra quasi fuori moda: esporsi. Metterci la faccia. Prendere posizione. E farlo spesso nella lingua della propria comunità, senza traduzioni, senza adattamenti, parlando direttamente alla pancia e alla coscienza di chi ascoltava.
Così, dopo tanto tempo, si ritorna ad animare quelle piazze di una comunità abituata allo scontro politico acceso che sapeva infiammare gli animi dei cittadini, con una dialettica che non sempre manteneva il rigore del savoir faire, ma che piuttosto prediligeva il messaggio tout court che aveva il sapore di casa, capace di pizzicare le corde dell'animo.
Personaggi enormi, dunque, che hanno dato filo da torcere a generazioni di politici navigati e messo in imbarazzo politicanti della domenica. Gente modellata a mano, senza stampo, che non ha mai avuto paura di misurarsi con la piazza o con la classe dirigente amministrativa. E qui si apre una frattura che riguarda tutti. Perché mentre gli anarchici tornano in piazza, molti hanno smesso di starci. Non per mancanza di idee, ma per abitudine alla distanza. Si osserva, si commenta, si critica, ma raramente si partecipa. Come se la cosa pubblica fosse diventata un contenuto da consumare, non uno spazio da abitare.
Si ritorna, dunque, nell'agorà cittadina più idonea per questa iniziativa, la centralissima Piazza Matteotti, dove la Federazione Anarchica Spixana (FAI) e la Federazione Municipale di Base (FMB) promuovono il “1° maggio anarchico 2026” per parlare di “No guerre, stati padroni, per una società altra, comunalista, libertaria”. Sul palco, insieme a Liguori e Nociti, ci sarà anche la giornalista e scrittrice reggina Tiziana Barillà, che alla storia anarchica spezzanese ha dedicato un libro dal titolo “Quelli che spezzano”. Nel suo testo, Barillà fa emergere, attraverso la voce di Liguori e Nociti, oltre che di altri personaggi del territorio, come il valore delle identità comunitarie, in particolare quella arbëreshe, diventa collante culturale e politico. E proprio grazie alla comunità anarchica qui si è riusciti a costruire un esempio di autogoverno capace di influenzare in modo decisivo la dinamica organizzativa e istituzionale dell'intera comunità.
Su questi presupposti, quindi, si fonda il merito dell'azione di Liguori, Nociti e tanti altri che, nonostante tutto, hanno contribuito a scrivere una pagina diversa della storia spezzanese, per nulla vicina alla violenza o alle attenzioni delle Forze dell'ordine, piuttosto in sintonia con quel sistema pubblico della condivisione e della responsabilizzazione che tanto manca agli appartenenti della “generazione z” e della “generazione alpha”.
Sono tanti i motivi per cui vale la pena esserci questa sera alle 19. Ci auguriamo che possa essere il solito bagno di folla, ma siamo certi che sarà sicuramente un bagno di grande confronto su temi che riguardano tutti, piccoli e grandi.
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