I cittadini calabresi, il prossimo 5 e 6 ottobre, sono chiamati alle urne per decidere se confermare Roberto Occhiuto alla Presidenza della Regione, oppure optare per l’ex Presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, candidato del campo largo (Pd, M5S, Avs, Federazione riformista, Psi, Italia viva, Azione, +Europa, Partito repubblicano, Demos, Mezzogiorno federato e Rifondazione comunista).
La competizione elettorale regionale sembra più un referendum vertente sull’operato dell’attuale Governatore e giunta di centro-destra uscente che, invece, il confronto tra proposte politiche programmatiche alternative.
In questa battaglia dura e complessa, tra visioni politiche diametralmente opposte, si gioca, anche, una partita tutta interna al mondo arbëresh.
Ed invero, negli ultimi anni, anche se rimasta sottotraccia, si è verificata una netta divisione dei paesi calabresi-albanofoni la cui contesa riguarda, tra l’altro, il controllo della Fondazione “Istituto per la comunità arbëreshe di Calabria”, attualmente commissariata, la cui nomina del Presidente del medesimo ente avviene in maniera fiduciaria da parte del Governatore, su proposta dell’assessore competente alle Minoranze Linguistiche, preferibilmente tra i sindaci della comunità arbëreshe.
In effetti, la gestione della Fondazione, istituita per attuare la normativa nazionale (legge 482/99) e le disposizioni della legge regionale n.15/2003, con lo scopo di tutelare e valorizzare il patrimonio linguistico, letterario e artistico tramandato dalle 32 comunità italo-albanesi di Calabria da oltre cinque secoli, è stata oggetto di forte critiche e censure da parte di diversi (circa 13) Sindaci dei comuni arbëresh tra cui quello di Spezzano Albanese, comunità più grande e popolosa dell’Arberia della Calabria.
L’idea della funzione che essa dovrebbe praticare, è stata spiegata schiettamente dal Sindaco Nociti in una recente intervista su “Arberia Sot”: «…avendo una dotazione economica, ...(la fondazione) è lo strumento giusto per fare da coordinamento tra la Regione ed i Municipi... può far da coordinamento… tra la Regione Calabria ed il Governo albanese e del Kossovo…»
E ancora: «Stiamo cercando di tenere aperta questa collaborazione con il Governo Albanese, noi abbiamo questa ambizione... una volta, scherzando con l’ambasciatore albanese, ho detto: guardi che noi abbiamo la presunzione di volervi sostituire, vogliamo diventare ambasciatori, mettere insieme il governo regionale con l’Albania, il Governo Nazionale con l’Albania. Sarà utopistico ma ci proviamo».
Non potrà sfuggire, dunque, che oltre all’aspetto culturale, la suddetta Fondazione assume una valenza politica, la quale potrà svolgere (e per certi versi già lo fa) un ruolo centrale nelle dinamiche e nelle relazioni con l’altra sponda del mare Adriatico con tutti i benefici annessi e connessi.
Quindi, controllare, anche, l’anzidetto ente culturale regionale vuol dire esercitare di fatto, e in senso più lato, la leadership politica dell’Arberia (sebbene essa non abbia mai espresso una soggettività omogenea), determinando un aumento del potere specifico e di influenze da spendere ad un livello superiore.
Pertanto, in tale contesto non è da escludere che i soggetti antagonisti, o chi per loro, di questa partita, del tutto arbëresh, avranno la necessità di confrontarsi e candidarsi per far prevalere gli uni su gli altri.
In questa sfida, Spezzano Albanese soccomberà ancora una volta?