Navanteri

È difficile descrivere a parole cosa si prova quando si riceve la diagnosi di una patologia come la Sclerosi Multipla.
Ricevere la notizia è un trauma che porta con sé confusione ed incredulità, non ci si rende conto veramente di cosa può significare e a cosa porterà. Prevale la rabbia e la disperazione, l’impotenza data dalla perdita di controllo sulla propria vita.

Il futuro è un’incognita, non sai cosa ti riserverà. Si prova ansia e timore, perché non hai idea di come la malattia possa progredire né quali sintomi si potranno presentare. La manifestazione dei sintomi mi ha portato a soffrire di disturbi d’ansia che, inizialmente, cercavo di controllare da sola. Solo più tardi ho capito che non potevo farcela senza l’ausilio di calmanti. Da allora prendo delle gocce che mi stordivano all'inizio e mi stordiscono ancora oggi. Gli step successivi sono l’elaborazione della notizia e la ricerca di metodi efficaci per gestire i sintomi. Non è per nulla facile, soprattutto quando si manifestano. Ti spaventi e vai nel panico. In quei momenti avevo il conforto ed il sostegno di chi mi stava accanto. Oggi, purtroppo, non c’è più: spesso le malattie allontanano le persone. Conosco tante donne con la mia stessa patologia che sono state abbandonate dai propri cari, esattamente come è successo a me. Non mi sento di accusarli, in quanto posso immaginare le ragioni di questa scelta: la stanchezza dovuta alle tante necessità, alle infinite visite e alla vergogna che a volte si può provare nei confronti della persona malata. Io mi sentivo diversa, avevo poca autostima, la mia vita sociale era inesistente e con la separazione caddi in un vortice di disperazione e tristezza. Ero completamente sola. Dovevo ricominciare e riprendere in mano le redini della mia vita, non potevo lasciarmi andare. Ho scoperto di avere una forza interiore inimmaginabile, accentuata dal fatto che dovevo, a tutti i costi, aiutare mia figlia la quale stava affrontando un periodo difficile per problemi di salute. In quel momento mi dissi: “Anna non puoi continuare così, pensavi di conoscere a fondo una persona a cui hai voluto bene per 30 anni ed invece non era come credevi. Adesso rialzati e combatti per la persona più importante della tua vita”. La musica, in questo percorso, mi ha aiutato moltissimo e continua a farlo. Grazie ad essa posso viaggiare almeno con la fantasia dato che non posso più farlo realmente. Ciò mi distacca dalla realtà, anche solo per un attimo, in modo da non soffermarmi sui problemi. Mi sento leggera e libera da ogni dolore e pensiero e posso ricaricarmi per affrontare la giornata. Purtroppo non conosco rimedi per calmare il dolore ma cerco di allontanarmi mentalmente. Riprendersi la propria vita è stata dura, tutto ciò che mi è stato fatto ha influenzato negativamente sulla mia salute fisica. Qualsiasi problema importante, adesso, ho imparato ad affrontarlo a testa alta, con sangue freddo e tanta caparbietà prima di crollare emotivamente e fisicamente. Inizialmente accuso una scarica di adrenalina che mi aiuta ad affrontare le avversità, poi il mio corpo, per la stanchezza, cede e necessita di qualche giorno per riprendersi… Non mancano momenti di negatività durante i quali ho l’impressione che la malattia prevalga su di me, però non posso dargliela vinta così. La mia vita è ancora emozionante: ciò che mi piace fare è osservare il mare immenso e profondo e starmene seduta in riva con le onde che si infrangono sul mio corpo, che arrivano, interrompendo la quiete e poi scompaiono e ciò mi dà la percezione di un dolore che arriva e poi va via magicamente.

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