“Quando l’ingiustizia diventa legge la resistenza diventa dovere”, scriveva Bertolt Brecht. E tempi ingiusti sono quelli che viviamo. È, difatti, profondamente violento e ingiusto non avere prospettive per il futuro e, forse, neanche per il presente (e riecheggia in me la lezione di Pasolini).
È violento e ingiusto essere uno/a studente/studentessa universitario/a e non potersi permettere un affitto. E no, la retorica del “possono studiare e lavorare, come facevamo ai nostri tempi” non regge più. Quali tempi, care signore e signori, quelli in cui l’operaio, il figlio dottore lo poteva solo sognare? (semi-cit!) o quelli in cui il diritto allo studio era, ed è, solo una macchia di inchiostro su un certo libretto che parrebbe essere la nostra costituzione? E poi, a trovarlo un lavoro! Che con uno stage (uno stage!) di 500/ 600 euro al mese non ci compri il pane, figuriamoci pagarci un affitto e figurarsi, ancora, se ci compri un sogno! È violento e ingiusto aspettare anche sei mesi per una mammografia, si fa in tempo a morire, oppure paghi (e se non hai soldi crepi): alla faccia della Costituzione (il libretto di cui sopra), la sanità pubblica, la prevenzione! È violento e ingiusto che sia ancora così in auge la disparità di genere, per non parlare di quella di classe (si può ancora parlare e/o scrivere di lotta di classe o è già stato firmato un nuovo decreto sicurezza che ne vieti ogni narrazione? Che non si sa mai che a saperle le cose si possa mettere sottosopra l’ordine costituito di uno stato). È ingiusto e violento tagliare i fondi alla sanità e alla scuola pubblica, “che chi apre una scuola chiude una prigione”, ma evidentemente a Nordio piacciono di più e assai le celle che le aule scolastiche. È violento e ingiusto tagliare fondi per i centri anti-violenza, così come dichiarare “cosa oltre che ingiusta, oltremodo stupida, come stupido è chi lo professa” che il femminicidio non esiste. È ingiusto e violento dichiarare “straniero” un bambino nato in Italia e, volendomi spingere oltre, è ingiusto considerare un essere umano straniero, che “la terra è di chi vi cammina sopra”. È ingiusto, crudele e violento essere complici di un genocidio. È altresì ingiusto, violento e crudele recarsi a Cutro e festeggiare un compleanno, cantando “La canzone di Marinella”. “Fabrizio non li perdonare pur se non sanno quello che fanno, o forse lo sanno troppo bene” di fronte a una strage di bambini annegati, dimostrando disprezzo dell’umanità e della comprensione del testo. I giovani scendono in piazza? E dove li volevate se non per le strade a riservare rabbia e dolore? Le vetrine si spaccano? No. Tra l’altro è controproducente. Però, però se il popolo è alla fame, e le brioches sono finite, non ci si può aspettare altro. E andiamoci piano a parlare di vetrine spaccate che siamo il Paese in cui è potuta avvenire la macelleria messicana, la Diaz, Bolzaneto, il Paese del G8 di Genova, il Paese non dove sono state spaccate le vetrine, ma dove “è stato morto un ragazzo”.
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