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Hai un cane che ti guarda con quegli occhioni languidi e vorresti portarlo ovunque, specialmente in quel ristorantino vista lago? Ma, per evitare di passare dal "che bella giornata" al "litighiamo col ristoratore", magari pure dopo una bella scarpinata per raggiungere il suddetto locale, ecco cosa dice davvero la legge italiana.

Bnl

Non è tutto bianco o nero, è un po' come il carattere dei bassotti... complicato.
C’è chi accoglie gli animali senza problemi, chi li indirizza in spazi dedicati e chi, invece, vieta l’ingresso senza esitazioni.
Per capire la questione bisogna partire da un concetto fondamentale: un ristorante non è un luogo pubblico in senso stretto, ma un’attività privata aperta al pubblico.

Questa distinzione, apparentemente sottile, cambia tutto. Significa infatti che il titolare ha il diritto di stabilire le regole di accesso al proprio locale. 
Da qui deriva un punto chiave: non esiste alcuna norma che obblighi bar o ristoranti ad accettare cani o altri animali domestici.
Esiste però una cornice normativa che chiarisce come gestire la situazione.
Il riferimento storico è il Regolamento di polizia veterinaria del 1954, che consente di portare animali nei luoghi aperti al pubblico, purché tenuti al guinzaglio e, se necessario, con museruola. Ma attenzione: questa regola riguarda il comportamento dell’animale, non impone al ristoratore di farlo entrare.
Negli anni, tra norme locali e interpretazioni diverse, si è creata un po’ di confusione.
A fare chiarezza sono intervenute le linee guida del Ministero della Salute, confermate anche nel 2017, che oggi rappresentano il riferimento principale.
Il principio è semplice: gli animali possono essere ammessi nelle sale aperte ai clienti, ma non possono mai accedere alle aree in cui si preparano o si conservano alimenti. Cucine, laboratori e dispense restano sempre vietati.
E soprattutto "possono" significa che la decisione finale spetta al gestore.
Può scegliere di accettare animali.
Può vietarli.
Può stabilire condizioni specifiche.
L’importante è che la scelta sia coerente con le norme igienico-sanitarie e comunicata in modo chiaro.
L'avventore deve attenersi alle regole del singolo locale.

E per chi gestisce un ristorante?

Se gestisci un locale, la parola d'ordine è Chiarezza.
Al di là della legge, il vero nodo è organizzativo. Una gestione poco chiara può creare discussioni e disagi.
Meglio decidere in anticipo se il locale è pet-friendly oppure no. Improvvisare al momento è spesso la causa principale di conflitti.
Se il locale decide di non ammettere gli animali è opportuno segnalarlo all’ingresso e comunicarlo online.

Se al contrario li accetta dovrà specificare le condizioni: guinzaglio, aree consentite, responsabilità del proprietario. Il tutto sempre nel rispetto delle norme igienico sanitarie per cui le aree di manipolazione e preparazione degli alimenti devono restare sempre interdette agli animali.
Accoglierli significa anche prevedere pulizia, gestione degli spazi e procedure adeguate. Non è solo una scelta commerciale, ma anche operativa.

Infine lo staff deve sapere come comportarsi in caso di problemi: clienti infastiditi, animali agitati o situazioni delicate. Spesso non è l’animale a creare difficoltà, ma la mancanza di gestione.
Avere regole chiare è segno di professionalità.
In conclusione non esiste un "diritto al ristorante" per i nostri amici a quattro zampe, ma esiste il buonsenso.
Se il ristoratore è chiaro e il proprietario è educato, c'è spazio per tutti, e magari ci scappa pure un biscottino!


Articolo in collaborazione con il giurista Alessandro Klun, autore di A cena con diritto.

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