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Ogni estate, tra il profumo di crema solare e il fruscio delle onde, va in scena un classico drama da battigia: la guerra della borsa frigo.

Ti è mai capitato di varcare l'ingresso di uno stabilimento balneare con il tuo fidato panino da casa e sentirti addosso lo sguardo severo del bagnino, pronto a farti la radiografia alla borsa frigo? 
Ecco la verità su cosa puoi e non puoi fare sotto l'ombrellone.

La spiaggia è di tutti
La spiaggia non è una proprietà privata del gestore. L'arenile fa parte del demanio marittimo, cioè è un bene pubblico. Il concessionario gestisce i servizi (ombrelloni, lettini, spogliatoi), ma non è il padrone del mare.
Per legge (art. 1, comma 251, L. 296/2006 e L. 217/2011), l'accesso alla battigia per raggiungere il mare deve essere sempre garantito e gratuito per chiunque.
Non esiste alcuna legge nazionale che ti imponga di comprare per forza il tramezzino o l'insalata di riso al ristorante del lido.
Sei liberissimo di portarti la merenda da casa e mangiarla sotto l'ombrellone che hai regolarmente pagato.
Il gestore non può importi un divieto per soli fini commerciali.

I limiti della "schiscetta" da spiaggia
Attenzione, però! Avere ragione sul panino non significa trasformare lo stabilimento nel tuo giardino di casa. C'è una bella differenza tra un pranzo al sacco discreto e un banchetto da matrimonio.

In spiaggia NON puoi:
Organizzare picnic con tavolini pieghevoli, sedie extra, fornelli o barbecue.
Occupare spazi comuni arrostendo salsicce o ingombrando il passaggio.
Creare disagi igienici, lasciare spazzatura in giro o disturbare i vicini di lettino.

I concessionari hanno tutto il diritto di pretendere il rispetto del decoro, dell'igiene e della sicurezza. 
Inoltre, occhi aperti alle ordinanze locali: Regioni, Comuni o Capitanerie di Porto possono talvolta emanare regole specifiche per motivi ambientali o di ordine pubblico.

In conclusione
Se vuoi goderti il tuo tramezzino sotto l'ombrellone in totale tranquillità e nel rispetto della pulizia, hai assolutamente tutto il diritto di farlo.
Il gestore può farti pagare (giustamente) per i servizi che ti offre, ma non può perquisirti la borsa termica né fare il guardiano del tuo pranzo. Quindi, via libera al cibo portato da casa ma con educazione e buon senso.

Articolo in collaborazione con il giurista Alessandro Klun autore del libro “A cena con diritto”

@Riproduzione riservata

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