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Torno a contattarvi come aggiornamento rispetto alla vicenda che avevate già raccontato e pubblicato, perché nelle ultime ore ci sono stati sviluppi importanti che credo meritino di essere conosciuti.

Dopo il primo articolo ho deciso di non fermarmi e di portare formalmente la questione all'attenzione delle istituzioni.
Ho inviato pec all'ASP di Cosenza, alla Direzione Sanitaria, al Dipartimento Salute della Regione Calabria, al settore regionale competente per l'Assistenza Farmaceutica e direttamente al presidente della Regione Roberto Occhiuto, chiedendo chiarimenti e un intervento sulla continuità terapeutica.
La mia prima segnalazione all'ASP di Cosenza è stata protocollata l'8 settembre 2026 con il n. 153104. Una successiva richiesta di intervento sulla continuità terapeutica è stata protocollata il 10 settembre con il n. 154923.
Ho inoltre inviato un'integrazione alla Regione Calabria, indirizzata al Dipartimento Salute e Welfare, al settore Assistenza Farmaceutica e al presidente Occhiuto.
La risposta ufficiale della Regione a questa segnalazione è arrivata. Una risposta formale del Dipartimento Salute e Servizi Sanitari – Settore Assistenza Farmaceutica.
Ed è una risposta che ritengo molto importante perché chiarisce alcuni punti che erano alla base della mia segnalazione.
La Regione afferma infatti che il percorso per la prescrizione del metilfenidato in Calabria è definito e operativo e garantisce anche la prosecuzione di terapie già avviate per pazienti provenienti da altre regioni e temporaneamente presenti sul territorio calabrese. 
La stessa Regione precisa che per le successive prescrizioni del Medikinet è necessaria la Ricetta Ministeriale a Ricalco (RMR) e che la distribuzione dei ricettari ai medici è assicurata dalle Aziende Sanitarie competenti. 
Ma soprattutto, nella risposta viene riconosciuto che la difficoltà da me segnalata non sarebbe riconducibile a una carenza del percorso regionale, bensì a una criticità verificatasi nella sua concreta applicazione sul territorio. 
Il Dipartimento ha quindi chiesto formalmente all'ASP di Cosenza di fornire chiarimenti, in particolare sulle ragioni della mancata disponibilità dei ricettari presso i medici interpellato e sulla corretta distribuzione degli stessi sul territorio. 
La Regione ha inoltre comunicato che la segnalazione è stata portata all'attenzione dell'ASP affinché vengano chiarite le ragioni dell'accaduto e, ove necessario, vengano adottate misure organizzative per evitare che situazioni analoghe si ripetano. 
E adesso la questione è arrivata in Consiglio regionale
Il passaggio che considero più significativo è quello avvenuto oggi, 11 settembre.
È stato pubblicato un articolo relativo all'interrogazione presentata dal consigliere regionale Ferdinando Laghi. 
L'interrogazione prende espressamente spunto dal caso raccontato dalla stampa e ripercorre proprio la mia vicenda.
Non si tratta quindi semplicemente di un'interrogazione generica sull'ADHD.
Il consigliere richiama il caso di mio marito già in trattamento, temporaneamente presente in Calabria, che ha incontrato difficoltà per circa tre settimane nel proseguire la terapia e chiede alla Regione di chiarire come debba funzionare concretamente il sistema. 
L'interrogazione chiede, tra le altre cose, quali siano i centri prescrittori effettivamente operativi nelle singole ASP, quale sia il percorso per i pazienti già titolari di un Piano terapeutico AIFA e chi debba garantire la continuità della terapia ai pazienti provenienti da altre Regioni. 
Laghi evidenzia che, se un paziente con una terapia già prescritta è costretto a muoversi per settimane senza ricevere un'indicazione chiara, occorre capire dove si interrompa il percorso e chi debba farsene carico. 
Questa interrogazione è stata depositata il 9 settembre 2026 ed è ora presente anche sul sito ufficiale del Consiglio regionale della Calabria come interrogazione n. 184. 
Ho ricevuto inoltre anche una risposta da Leonardo Acri, che avevo contattato nell'ambito delle segnalazioni che ho fatto sulla questione.
A questa si aggiungono le comunicazioni e la documentazione che ho ricevuto dagli altri interlocutori istituzionali e che sto continuando a raccogliere.
Non mi sono quindi fermata alla prima pubblicazione della mia storia.
Ho continuato a cercare risposte, a scrivere alle istituzioni e a documentare ciò che stava accadendo.
Da quando la mia vicenda è stata raccontata pubblicamente, ho letto moltissime altre testimonianze di persone con ADHD che hanno raccontato di affrontare difficoltà analoghe.
E questo mi ha convinta ancora di più che non possiamo fermarci alla soluzione del singolo caso. Gente che va fuori regione, ragazzini che rimangono scoperti e con cura altalenante, gente che rifiuta di curarsi. 
Questa è forse la cosa che mi ha colpito maggiormente in questi giorni. 
La vicenda di mio marito è nata da una situazione personale, ma nel momento in cui ho iniziato a parlarne ho scoperto una realtà molto più ampia, fatta anche di persone che in Calabria vivono stabilmente e che devono affrontare quotidianamente difficoltà nell'accesso alla terapia.
Per questo continuerò a portare avanti il tutto.
Perché se, come afferma la stessa Regione, il percorso esiste ed è operativo anche per i pazienti provenienti da altre Regioni e temporaneamente presenti in Calabria, allora deve essere concretamente applicabile. 
E se i ricettari RMR vengono distribuiti dalle Aziende Sanitarie ai medici, come la Regione stessa chiarisce, devono essere realmente disponibili dove servono. 
Non voglio che questa battaglia serva soltanto a risolvere quello che è accaduto a me.
Se i ricettari ci sono, devono essere utilizzati. E devono esserlo non soltanto per chi, come me, si trova temporaneamente un paio di volte l'anno in Calabria, ma anche e soprattutto per le tante persone con ADHD che in Calabria ci vivono e che ogni giorno combattono con questo problema. Adulti e bambini. 
La mia storia è stata soltanto il punto di partenza.
Ora che la questione è arrivata anche sul tavolo della Regione attraverso un'interrogazione ufficiale, credo sia importante continuare a tenere alta l'attenzione affinché alle parole seguano procedure chiare, informazioni uniformi per tutte le ASP e soprattutto soluzioni concrete per i pazienti.

Lettera firmata

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