Oggi affrontiamo un tema che, pur nella sua benignità medica, rappresenta uno degli eventi più spaventosi per una mamma o un papà: le convulsioni febbrili.
Le convulsioni febbrili colpiscono tra il 2% e il 5% dei bambini, solitamente tra i 6 mesi e i 5 anni, con un picco tra i 18 e i 24 mesi. Nonostante l’impatto visivo sia traumatico - tanto che quasi tutti i genitori temono per la vita del figlio in quegli istanti - la medicina è concorde nel definire questi episodi come eventi benigni che nel 95% dei casi hanno una prognosi eccellente. È fondamentale sottolineare che queste crisi non causano danni cerebrali né deficit intellettivi. Il rischio di sviluppare epilessia in futuro rimane molto basso, vicino al 2-4%, poco superiore a quello della popolazione generale.
Perché succede? Il cervello del bambino piccolo è ancora in via di maturazione e presenta una particolare sensibilità al rialzo termico. Non è tanto la rapidità con cui sale la febbre a scatenare l’evento, quanto una predisposizione individuale, spesso genetica. Se in famiglia ci sono stati altri casi di convulsioni febbrili, il rischio per i fratelli aumenta sensibilmente.
Distinguiamo solitamente tra crisi "semplici" e "complesse". Le prime sono, fortunatamente, le più comuni: durano meno di 10-15 minuti, coinvolgono tutto il corpo e non si ripetono nell'arco delle 24 ore. Le crisi complesse, invece, possono durare di più o presentare caratteristiche focali (che interessano solo una parte del corpo). In ogni caso, la gestione immediata non cambia: la priorità è la sicurezza del bambino.
Molti genitori vivono con l'ossessione del termometro, anche a causa del falso mito per cui prevenire la febbre alta eviti la crisi. Tuttavia, la letteratura scientifica ci dice che la somministrazione rigorosa o, addirittura, preventiva di antipiretici non riduce il rischio di convulsioni. La febbre è un segnale, non la causa diretta che possiamo "spegnere" per scongiurare l'evento.
Se la crisi è in atto, la maggior parte degli episodi si risolve spontaneamente in pochi minuti. Se la convulsione dovesse prolungarsi oltre i 2-3 minuti o se si tratta di un secondo episodio, il medico può aver prescritto del diazepam da somministrare per via rettale, una misura efficace per interrompere la crisi a domicilio. Se dopo questo intervento la crisi non cessa o supera i 10-15 minuti, è necessario chiamare immediatamente il 118.
Una volta terminata la crisi, il compito del pediatra è escludere cause più serie, come le infezioni del sistema nervoso centrale. Se il bambino recupera rapidamente uno stato di benessere e non presenta segni neurologici preoccupanti, esami invasivi come la puntura lombare o l'elettroencefalogramma (EEG) non sono solitamente necessari. L'EEG, in particolare, non è utile per prevedere se ci saranno altre crisi o se il bambino svilupperà epilessia.
In conclusione, il messaggio più importante è quello della rassicurazione. Non serve inseguire ogni decimo di temperatura con ansia. La vera terapia, in questi casi, è l'informazione. Sapere cosa sta accadendo permette di non cedere al panico e di assistere il proprio figlio con la necessaria lucidità, consapevoli che, una volta passata la tempesta, il vostro bambino tornerà esattamente quello di prima.
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