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Quando si parla di ictus, o stroke, si pensa esclusivamente agli anziani. In realtà, sebbene raro, può colpire anche neonati, bambini e adolescenti e rappresenta una vera emergenza neurologica.

Bnl

L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo definisce come la comparsa improvvisa di un deficit neurologico dovuto a un problema della circolazione cerebrale. Lo stroke può essere causato dall'occlusione di un'arteria o di una vena (forma ischemica) oppure dalla rottura di un vaso sanguigno (forma emorragica).
Pur essendo una patologia poco frequente, il suo impatto può essere molto importante. Lo stroke perinatale, che interessa il periodo compreso tra la 28ª settimana di gravidanza e il 28° giorno di vita, colpisce circa un neonato ogni 3.500. Lo stroke pediatrico, tra i 29 giorni di vita e i 18 anni, ha un'incidenza media di 6,8 casi ogni 100.000 bambini all'anno ed è più frequente nei maschi. Inoltre, il rischio di recidiva non è trascurabile e le possibili conseguenze comprendono disabilità motorie, epilessia e deficit cognitivi e comportamentali.
Le cause variano in base all'età e al tipo di stroke. Sono stati identificati oltre cento fattori di rischio, spesso presenti contemporaneamente. Tra quelli più frequenti figurano le cardiopatie congenite o acquisite, le arteriopatie cerebrali, i traumi del distretto testa-collo, l'anemia falciforme e le malformazioni artero-venose. Tuttavia, a volte non è possibile identificare una causa precisa.
I sintomi cambiano con l'età. Nei neonati e nei lattanti possono essere poco specifici e manifestarsi con irritabilità, sonnolenza o crisi epilettiche. Nei bambini più grandi, invece, il quadro assomiglia maggiormente a quello dell'adulto: debolezza improvvisa di un lato del corpo, difficoltà nel linguaggio, disturbi della vista, alterazioni dell'equilibrio o della coordinazione. Nelle forme emorragiche si associano spesso intensa cefalea, nausea, vomito, alterazione dello stato di coscienza. 
Di fronte a questi sintomi è fondamentale agire rapidamente. L’anamnesi chiarirà l'ora di insorgenza dei disturbi, la loro modalità di comparsa e la presenza di fattori di rischio personali o familiari. La conferma diagnostica richiede l'esecuzione urgente di un esame neuroradiologico, indispensabile per distinguere un'ischemia da un'emorragia e impostare il trattamento più appropriato.
La diagnosi non è sempre semplice perché esistono numerose condizioni che possono simulare uno stroke, tra cui emicrania, paralisi di Todd, meningiti, encefaliti, e alcune malattie demielinizzanti o metaboliche. Anche in questi casi la risonanza magnetica rappresenta l'esame di riferimento.
Il trattamento iniziale è soprattutto di supporto e ha l'obiettivo di limitare il danno cerebrale. Nei casi selezionati possono essere prese in considerazione la trombolisi o la trombectomia meccanica, purché il bambino giunga rapidamente in ospedale e rispetti specifici criteri. In seguito, nelle forme ischemiche, possono essere indicati farmaci antiaggreganti oppure anticoagulanti, a seconda della causa dello stroke.
Lo stroke nel bambino viene troppo spesso riconosciuto in ritardo. Ancora una volta, la tempestività è tutto: riconoscere i sintomi e attivare immediatamente il percorso diagnostico-terapeutico può migliorare in modo significativo la prognosi e ridurre il rischio di disabilità permanenti.

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