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Con l'aumento dei viaggi internazionali sono sempre più numerose le famiglie che si recano con i propri figli in Paesi tropicali. È quindi importante conoscere una malattia che, pur essendo assente in Italia, rappresenta ancora oggi una delle principali cause di febbre nei viaggiatori di ritorno da queste aree: la malaria.

Nel nostro Paese vengono notificati ogni anno circa mille casi, quasi tutti acquisiti all'estero, e la maggior parte è dovuta al Plasmodium falciparum. La malaria è causata da un parassita trasmesso dalla puntura della zanzara Anopheles infetta, che punge soprattutto dal tramonto all'alba. I sintomi compaiono generalmente dopo almeno sette giorni dalla puntura e possono essere inizialmente molto aspecifici: febbre, brividi, mal di testa, dolori muscolari, vomito, diarrea o dolori addominali. La caratteristica febbre "a giorni alterni", descritta nei libri, compare di frequente solo nelle fasi avanzate della malattia e non è quindi utile per riconoscerla all'esordio. Nei bambini, soprattutto nei più piccoli, la malaria può evolvere rapidamente verso forme gravi. L'infezione da Plasmodium falciparum può interessare il cervello e altri organi vitali e, se non trattata tempestivamente, può diventare fatale nel giro di poche ore o giorni. Per questo motivo ogni episodio di febbre in un bambino rientrato da un'area a rischio nei tre mesi precedenti deve essere valutato con urgenza, anche se i sintomi sembrano quelli di una comune influenza. La diagnosi si basa sulla ricerca del parassita nel sangue mediante striscio ematico o goccia spessa. Un primo esame negativo non esclude la malattia: se il sospetto clinico rimane elevato, gli accertamenti devono essere ripetuti e, nei casi più gravi, il trattamento può essere iniziato anche prima della conferma definitiva. 
La terapia dipende dalla specie di Plasmodium, dalla gravità del quadro clinico, dall'area geografica in cui è stata contratta l'infezione e da eventuali controindicazioni ai farmaci. Il trattamento precoce è fondamentale perché le complicanze possono comparire improvvisamente, soprattutto nei bambini non immuni. La prevenzione resta però l'arma più efficace. Le principali linee guida internazionali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) e dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccomandano un'attenta valutazione del rischio prima della partenza, tenendo conto della destinazione, della stagione, della durata del soggiorno e dell'età del bambino. Quando indicato, il pediatra prescriverà una profilassi specifica, da iniziare prima della partenza e proseguire anche dopo il rientro secondo lo schema previsto.
La profilassi farmacologica, tuttavia, non sostituisce le misure di protezione contro le punture di zanzara. È fondamentale utilizzare repellenti adatti all'età, far indossare abiti che coprano braccia e gambe nelle ore serali e notturne, dormire in ambienti protetti da zanzariere o climatizzati e, quando opportuno, utilizzare zanzariere o indumenti trattati con permetrina.
È importante sapere che, al momento, i vaccini disponibili contro la malaria sono destinati ai bambini che vivono nelle aree dove la malattia è endemica e non sono indicati per i comuni viaggiatori.
Un ultimo consiglio: se un bambino sviluppa febbre durante il viaggio o anche settimane, talvolta mesi, dopo il ritorno da un Paese tropicale, è essenziale informare subito il medico del viaggio effettuato. Questo semplice dettaglio può orientare rapidamente verso la diagnosi corretta e consentire di iniziare tempestivamente una terapia potenzialmente salvavita.

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