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In pediatria, il riscontro di sangue nelle urine, termine definito ematuria, è un evento che comprensibilmente genera ansia nei genitori. Eppure, nella maggior parte dei casi, si tratta di una condizione che richiede più attenzione che allarme.

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Tecnicamente, parliamo di ematuria quando si riscontrano almeno 5 globuli rossi per campo microscopico; tuttavia, la prima grande distinzione avviene "a occhio nudo". Se il sangue è visibile, parliamo di macroematuria; se invece emerge solo tramite uno stick o un esame di laboratorio, si tratta di microematuria.
L'incidenza di questo fenomeno nei bambini si attesta intorno al 4%. Ma come dobbiamo interpretare questo segno? Il colore stesso ci fornisce indizi preziosi: se le urine sono rosa o rosso vivo, la causa è spesso da ricercare nelle basse vie urinarie. Se invece tendono al marrone, simile al colore della Coca-Cola o a una "lavatura di carne", è più probabile un coinvolgimento del glomerulo, ovvero del filtro principale del rene.
È fondamentale che i genitori sappiano che non tutto ciò che tinge l'urina è sangue. Esistono infatti falsi positivi legati al pH molto basico o all'uso di particolari antisettici per l'igiene genitale, così come falsi negativi dovuti a un eccesso di vitamina C o nitriti. Nel nostro lavoro di indagine, chiediamo spesso alle famiglie notizie su eventuali traumi recenti, episodi di febbre, faringiti o infezioni intestinali passate, poiché queste ultime possono innescare una risposta infiammatoria renale a distanza di tempo.
Mentre la microematuria asintomatica è spesso una condizione benigna che riguarda il 2% della popolazione e richiede solo un semplice monitoraggio nel tempo, la situazione cambia se si associa a una perdita di proteine superiore a 100 mg/dL. In questo caso, il rischio di una malattia renale sottostante aumenta, rendendo necessario un follow-up specialistico nefrologico annuale.
Durante la visita, il pediatra valuta parametri vitali come la pressione arteriosa, che può alzarsi in corso di glomerulonefrite o ostruzioni anatomiche, ed esegue manovre specifiche sull'addome per escludere masse o calcoli. Un esame fondamentale è il rapporto tra calcio e creatinina nelle urine: se elevato, suggerisce un’ipercalciuria, che rappresenta la causa più frequente di ematuria nei bambini.
In presenza di una macroematuria, l'ecografia dell'addome diventa un passaggio obbligato per escludere calcoli, cisti o anomalie congenite, sebbene tale strumento possa talvolta non individuare frammenti piccolissimi o nascosti nell'uretere. La terapia sarà sempre mirata alla causa: antibiotici per le infezioni, idratazione e analgetici per i calcoli - che sotto i 4 millimetri vengono spesso espulsi spontaneamente - o gestione della pressione nelle forme infiammatorie. In molti casi, come nella glomerulonefrite post-streptococcica senza complicazioni, il bambino non necessita nemmeno di ospedalizzazione, potendo essere seguito in tutta sicurezza a casa con il supporto del pediatra di fiducia.

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