Campagna anti incendio 2026 home alta

Nonostante il nome evochi spesso scenari d'altri tempi o contesti di degrado sociale, la scabbia è una realtà quanto mai attuale e democratica. Non fa distinzioni di classe sociale né di passaporto: oggi questa parassitosi cutanea si ripresenta nelle nostre città, alimentata spesso dalla disinformazione e da un ingiustificato senso di vergogna che ne ritarda la diagnosi.

Ma di cosa parliamo esattamente? La scabbia non è un'infezione batterica, bensì un'infestazione causata da un acaro microscopico, il Sarcoptes scabiei. Tutto inizia con la femmina che, una volta sulla pelle, scava piccoli tunnel invisibili chiamati cunicoli per deporvi le uova. Da queste uova nascono larve che in una settimana diventano adulti pronti a colonizzare altre aree del corpo o altre persone. La trasmissione avviene principalmente per contatto diretto pelle-pelle tra un individuo infestato e uno sano. È considerato "contatto stretto" quello tra familiari, compagni di stanza o partner, ma anche quello che avviene negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia tra bambini e operatori. Esiste anche il contagio indiretto tramite vestiti o biancheria, poiché l'acaro può sopravvivere fuori dal corpo umano per circa tre o cinque giorni. Il sintomo principale della scabbia è il prurito intenso, che peggiora tipicamente di notte a causa di una reazione del nostro sistema immunitario al parassita. Tuttavia, un neonato non può descrivere ciò che prova, la sua sofferenza si manifesta con irritabilità, difficoltà nel riposo o, nei casi più gravi, con un rallentamento della crescita. Inoltre, mentre negli adulti le lesioni si concentrano spesso tra le dita, sui polsi o nelle zone genitali, nei piccolissimi la presentazione è atipica. Le lesioni possono apparire come placche infiammate, noduli o vescicole localizzate su ascelle, tronco e persino sul cuoio capelluto, rendendo facile confonderle con altre dermatiti comuni dell'infanzia. La diagnosi si basa sull'osservazione clinica e sulla dermatoscopia, un esame che permette di vedere il cosiddetto segno del "jet-liner", un piccolo triangolo scuro che rappresenta l'acaro alla fine del suo tunnel. Il trattamento di prima scelta è un farmaco in crema, da applicare su tutto il corpo e ripetere dopo sette giorni. È fondamentale sapere che il trattamento va esteso a tutti i conviventi contemporaneamente, anche se non hanno prurito, per evitare l'effetto "rimbalzo" del contagio. Dopo l'applicazione corretta dei farmaci, l'isolamento può essere interrotto dopo 24 ore. Non spaventatevi se il prurito persiste per qualche settimana: è normale e non significa che la cura non abbia funzionato. Tuttavia, un controllo dopo due settimane è sempre consigliato per confermare la guarigione. Ricordate che la scabbia non è una colpa né un segno di scarsa igiene, ma un'infestazione che va curata tempestivamente per evitare complicazioni batteriche e lo stigma sociale che ancora, purtroppo, la accompagna.

@Riproduzione riservata

L'Editoriale

Quando l'intelligenza artificiale tiene sotto scacco una comunità

Le sezioni di partito sono ormai un antico ricordo per chi oggi intende fare politica. I locali usati un tempo come circoli attualmente servono per festeggiare qualche compleanno, mentre nelle piazze si “scende” quando c'è la festa con il cantante.

Controcorrente

Ne riparliamo a settembre!

In Italia, come ogni anno, seppur le ferie si sono frammentate rispetto al passato, la frase più frequentemente ripetuta nel mese di agosto sarà “ne riparliamo a settembre”. In effetti, nel mese che prende il nome dall’imperatore Augusto (feriae...

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Il riscatto e la sapienza

Gusto e Benessere

Aspic di pesche al miele

Pubblicità

Pubblicità
Campagna antincendio 2026 sidebar