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Con l'arrivo della bella stagione, il mare e la piscina diventano i luoghi preferiti dai bambini. Tuttavia, l'acqua nasconde insidie che ogni genitore deve conoscere. Secondo la definizione scientifica, l'annegamento è un deficit respiratorio causato dalla sommersione o immersione in un liquido, e non coincide necessariamente con la morte.

Con circa 372.000 decessi all'anno nel mondo, rappresenta la prima causa di mortalità e morbilità per incidente nei bambini tra 1 e 14 anni. Gli esiti possono variare dal pieno recupero a danni permanenti, soprattutto neurologici, fino al decesso. Le cause cambiano con l'età: se nei lattanti il rischio è legato a un'inadeguata supervisione, nella prima infanzia è la naturale curiosità a spingere i piccoli verso l'acqua. Più avanti, negli adolescenti, subentrano i comportamenti a rischio come i tuffi o l'uso di alcol.
Attorno a questo tema resistono molti falsi miti. Espressioni come "semi-annegamento" sono scientificamente superate e non vanno usate. Non esistono, inoltre, casi di annegamento ritardato cioè pazienti che stanno bene nelle prime 8 ore e poi si aggravano improvvisamente. Inoltre, che si tratti di acqua dolce o salata, la gestione medica non cambia: entrambe danneggiano le membrane polmonari causando edema e mancanza di ossigeno. Anche l'idea che i bambini resistano meglio all'annegamento rispetto agli adulti è falsa: il fattore prognostico più importante è il tempo di permanenza in acqua, e superare i 5-10 minuti peggiora drasticamente la prognosi.
La tempestività dei soccorsi è vitale. Una rianimazione cardiopolmonare con compressioni e ventilazioni eseguita subito da un passante migliora significativamente la sopravvivenza e il futuro neurologico del bambino. Al contrario, la manovra di Heimlich non è raccomandata perché ritarda solo i soccorsi. 
In questi casi, subito dopo aver messo in sicurezza il bambino, è fondamentale allertare i soccorsi e richiedere l’intervento di un’ambulanza per il trasporto immediato in pronto soccorso. 
La vera chiave resta però la prevenzione. Non bisogna mai lasciare un bambino da solo vicino all'acqua: basta un attimo di distrazione, come una telefonata o la lettura di un libro, per consumare una tragedia. Per chi ha una piscina a casa, è fondamentale installare una recinzione alta almeno 1,2 metri, priva di appoggi o mobili vicini su cui arrampicarsi. Per la sicurezza in acqua, i braccioli non sostituiscono i giubbotti salvagente, poiché i primi possono sgonfiarsi facilmente. Le lezioni di nuoto, utili anche tra i 12 e i 24 mesi, non devono mai far abbassare la guardia ai genitori. Infine, una menzione speciale va ai soggetti con fragilità come epilessia o cardiopatie: l'annegamento può talvolta essere la prima manifestazione di una patologia cardiaca nascosta, motivo per cui la sorveglianza deve essere ancora più stringente.

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