Il 25 giugno 1946 si riunì l’Assemblea Costituente per la prima volta e nominò Giuseppe Saragat come Presidente, mentre il 28 giugno elesse Enrico De Nicola come Capo provvisorio dello Stato con 396 voti su 501, dopo il “gran rifiuto” del 22 giugno 1946 alla predetta carica di Benedetto Croce, proposta da Pietro Nenni, inviando due emissari, Sandro Pertini ed Ignazio Silone nella residenza del grande filosofo napoletano (d’adozione), autore del manifesto degli intellettuali antifascisti del 1 maggio 1925.
Questi, il più grande intellettuale dell’epoca, figura autorevole stimata anche fuori i confini nazionali, poteva rappresentare al più alto livello la continuità con l’Italia risorgimentale, lo stato liberale, l’antifascismo e il superamento della guerra civile, oltre al fatto di essere in grado di coinvolgere il mondo meridionale nel processo costituente che, peraltro, aveva votato per la Monarchia.
In effetti, il compito dell’Assemblea, come previsto dal Decreto Legislativo Luogotenenziale n. 98/1946, fu quello di redigere la nuova Costituzione, nonché, mancando ancora un Parlamento, svolgere la funzione di votare la fiducia al governo, approvare le leggi di bilancio e ratificare i trattati internazionali (tra i quali quello di pace di Parigi firmato nel 1947).
I 535 uomini e le 21 donne chiamate a far parte dell’Assemblea riuscirono a produrre un documento innovativo e di eccezionale valore giuridico, oltre che politico e morale, quale è la nostra Costituzione: “la più bella del mondo”, secondo una popolare definizione.
Sebbene la Costituzione Italiana “non sia il Vangelo” (come molti fideisticamente credono), appare tuttavia indubitabile che essa sia stato lo strumento essenziale che ha garantito il progresso civile, economico e sociale in un quadro pienamente democratico del paese, per come ha rimarcato anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione qualche giorno fa delle celebrazioni degli Ottanta anni dell’apertura dei lavori della storica assemblea, sostenendo: “di aver assicurato (Costituzione) nei trascorsi decenni stabilità alle istituzioni democratiche, alla collocazione internazionale dell’Italia e promosso il progresso del Paese… Un Paese legale e Paese reale, con il suffragio elettorale davvero universale, coincidevano per la prima volta nella storia nazionale”.
Ai 139 articoli della “magna-carta italiana” deve, altresì, aggiungersi una norma non scritta che, comunque, sta alla base del testo costituzionale (e del sistema democratico) ovvero il principio fondamentale secondo cui “le regole devono scriversi insieme tra tutte le forze del paese”. Esso forse esprime il maggior valore politico ed etico che i padri costituenti, nonché la classe dirigente nel suo complesso dell’epoca, hanno lasciato in eredità al sistema politico italiano, considerato che, seppur tra i partiti della Costituente sussistevano profonde divergenze ideologiche e nel maggio del 1947 l’unità nazionale venne meno con il defenestramento dei socialisti e comunisti dal Governo di Alcide De Gasperi. Ciò nonostante, i deputati dell’assemblea lavorarono fianco a fianco, in maniera armonica, anche dopo la fine del governo di unità nazionale, per partorire quel testo che fece nascere la Repubblica e la Democrazia italiana.
Dunque, come sostiene Zagrebelsky, quel compromesso politico tra le forze cattoliche, socialiste e liberali “non è quindi la debolezza, ma la forza della Costituzione" che purtuttavia, proprio per la sua natura intrinseca, del tutto inevitabile, presenta anche profili di criticità, punti deboli, ambiguità e proclami retorici che necessitano un intervento legislativo, come già auspicava Meuccio Ruini subito dopo l’approvazione del testo il 22.12.1947 o qualche anno dopo il grande ministro spezzanese, Gennaro Cassiani, nel libro intitolato “Le Pietre”.
Soltanto aderendo al “metodo costituente”, che presuppone un dialogo costante con le altre forze, la destra italiana avrà l’opportunità di concorrere a riformare l’architettura ordinamentale della penisola, legittimandosi come soggetto politico protagonista del sistema costituzionale (che all’epoca rimase escluso), oltre che chiudere finalmente i conti con il passato, nonché avviare quel processo di archiviazione della dicotomia fascismo e antifascismo che rende instabile e fragile il paese.
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