La vertigine in età pediatrica rappresenta un motivo relativamente poco frequente di accesso in pronto soccorso. Si tratta di una condizione di difficile gestione che richiede spesso l’intervento di più specialisti durante il percorso diagnostico.
Meno del 20% dei bambini riceve una diagnosi corretta entro un mese dall'insorgenza dei sintomi; nella maggior parte dei casi la si raggiunge dopo più di un anno, mentre nel 39,4% dei piccoli pazienti si arriva a una risposta corretta solo dopo diversi anni.
La vertigine è un sintomo di patologie che possono interessare molte branche specialistiche, tra cui soprattutto la cardiologia, la neurologia e l’otorinolaringoiatria. Le cause più frequenti nel bambino sono l’emicrania vestibolare e i suoi precursori, come la vertigine parossistica benigna, il torcicollo miogeno e il vomito ciclico, seguite da ipotensione ortostatica o neurite vestibolare. Raramente si tratta di patologie neurovascolari, neurodegenerative o metaboliche.
Quando il piccolo paziente riferisce il disturbo, è importante considerare che spesso può trattarsi di un semplice disequilibrio, la cosiddetta dizziness, mentre in altri casi di una vera e propria percezione di movimento rotatorio, il classico capogiro, a volte scambiato per paura, cefalea o disturbi visivi. La vertigine vera e propria è un’alterazione della percezione visuo-spaziale avvertita come una erronea sensazione di movimento, in cui il paziente riferisce che ciò che lo circonda gira intorno a sé, come stare dentro una lavatrice, oppure che è lui stesso a girare rispetto all’ambiente, come su una giostra. La dizziness è invece una sensazione soggettiva di instabilità simile a ciò che si prova stando in piedi su una barca con il mare mosso.
In età pediatrica può risultare arduo comprendere la sensazione percepita perché il bimbo non possiede un ricco vocabolario, confonde la vertigine con la paura, si distrae o è sopraffatto dai genitori. Quando la vertigine si associa ad altri segni specifici la diagnosi differenziale è abbastanza agevole, ma quando si presenta come sintomo isolato e aspecifico, l’approccio diagnostico richiede un’anamnesi dettagliata e un esame obiettivo completo.
Il medico raccoglierà la storia clinica indagando l'età, cosa facesse il bambino all'esordio, la durata dell'episodio, la sua risoluzione e l'eventuale ricorrenza. Si verificherà la presenza di traumi cranici recenti, infezioni da herpes virus, adenovirus, enterovirus o Borrelia burgdorferi, così come patologie di base quali ipoacusia, malformazioni dell’orecchio o cardiopatie. Vengono indagati anche disturbi d’ansia, attacchi di panico, l’assunzione recente di farmaci o sostanze tossiche, e la familiarità per emicrania o aritmie, prestando attenzione ai sintomi concomitanti come ovattamento auricolare, acufeni, nausea, cefalea o alterazioni visive.
L’esame obiettivo deve ricercare i campanelli d'allarme per patologie neurologiche o cardiologiche, includendo la valutazione della funzione vestibolare, della motilità oculare e della marcia. Il nistagmo e l’instabilità della marcia sono i due principali elementi clinici che consentono di differenziare una causa centrale neurologica da una periferica, otorinolaringoiatrica o cardiologica.
È bene ricordare, in conclusione, che la vertigine propriamente detta, ovvero di origine periferica, può esordire spontaneamente o dopo un trauma cranico, ma non si associa mai a perdita di coscienza.
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