Proteste a Catanzaro e Roma per contributi e aumento ore

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CATANZARO - Tornano in piazza gli ex LPU/LSU (lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità) dipendenti comunali in più di 360 comuni della Calabria. Due le iniziative previste a novembre, una a Catanzaro, per il ripristino del fondo LPU/LSU della Calabria e l’aumento delle ore, l’altra a Roma, con un flash mob, per il riconoscimento dei contributi previdenziali. 

Bnl

Nella nota stampa, a firma di Giulio Pignataro, delegato coordinatore e portavoce degli ex LSU/LPU della Calabria, e di Romolo Cozza, delegato del Coordinamento Regionale, si legge quanto segue: «I lavoratori socialmente utili (LSU) e di pubblica utilità sono oramai diventati il 90% della forza lavoro e saranno i prossimi poveri pensionati della P.A.. Per dodici anni hanno lavorato senza contributi previdenziali negli Enti locali, un vero e proprio lavoro nero legalizzato dallo Stato e ancora di più, la maggioranza risulta, dopo anni, con orario part-time. Le pensioni, dopo trent’anni di attività, saranno di 700 euro. Il tutto, nel silenzio più assoluto dei sindacati e della politica. Gli stipendi nella gran parte dei casi, sotto le 1000 euro a chi è fortunato, e si perché nei comuni Calabresi, ci sono dipendenti comunali anche a 14/16 ore settimanali, cioè sotto le 700 euro euro al mese, ma con funzioni e servizi anche superiori di qualifica».
Il grido d’allarme arriva da un coordinamento di lavoratori, guidati da Giulio Pignataro e Romolo Cozza, che insieme ad altri colleghi calabresi, quali Oreste Valente, Giovanni Muto, Gino Pettinato e Giovanni Conforti stanno lavorando per le due iniziative delle vertenze dei lavoratori dipendenti a tempo indeterminato di tutta la Calabria. Infatti, a breve, organizzeranno a Roma, davanti a Palazzo Chigi, un flashmob a sostegno dei contributi previdenziali. 
«Per dodici anni, -si legge nella nota stampa- i Comuni hanno risparmiato centinaia di migliaia di euro, risanando bilanci ed ottenendo in cambio professionalità e tanti servizi gratuitamente. Dal 2008, le stabilizzazioni, ma la maggioranza con contratti part-time, riconoscendo i contributi una buona parte potrebbe andare in pensione. L’Inps tace, mentre la Regione con un colpo di spugna e nessuna contestazione né dei sindacati né dell'opposizione, di recente, ha tolto fondi agli LSU/LPU della Calabria per l’aumento delle ore, al fine di destinarli ai lavoratori Arpal, altri precari Calabresi. Una guerra tra poveri. C’è attesa per un disegno di legge n. 539 presentato in data 03/02/2023, (disposizioni in materia di riconoscimento del diritto alla pensione ai lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità) da incardinare in commissione lavoro, ma il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon che ne è a conoscenza, non ha dato nessuna risposta. Ora, ben vengano le iniziative del consigliere regionale del PD, Alecci che ha presentato una mozione dal titolo “mancati contributi previdenziali per gli "ex LSU/LPU” della Calabria, da inviare alla conferenza Stato/Regioni e l’interrogazione parlamentare dell’on. Gentile di Forza Italia per l’approvazione del disegno di legge n. 539».

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