• Cronache di un tempo crudele

    Gigi Riva, da buon giornalista e romanziere, vive di scrittura ed è noto che chi scrive ‒ volente o nolente ‒ intinge la penna nell’inchiostro della memoria. Così facendo, egli imprime su carta ‒ antico e affascinante rito ‒ vite e tradizioni, azioni e pensieri e riveste di un corpo fatto di parole ‒ insindacabile garanzia di esistenza ‒ le speranze, i sogni, i segreti e i tormenti di singoli individui ed intere generazioni.

  • Dai roghi alla pace

    In pieno XVI secolo, l’Europa fu illuminata ‒ si fa per dire ‒ dai sinistri bagliori di roghi provocati dall’oscurità di pensiero che, in questo periodo, accomunò i cattolici romani e i cristiani riformati, entrambi maniacalmente attenti a scovare ed eliminare presunte streghe e pensatori che si discostavano dalla dottrina biblica o ne interpretavano in maniera differente testi e valori.
    I fuochi accesi nelle pubbliche piazze di città e villaggi fagocitavano corpi, libri ed idee, fungendo da monito e seminando terrore tra popolazioni già stremate da guerre e miserie endemiche.

  • Il Christus patiens tra Passione e pathos

    Senza scomodare complesse nozioni di etimologia, è ben risaputo che la parola mater (“madre” in latino), unita al termine munus (che significa “dovere”, “compito”, ma anche “dono”, “offerta”) sia alla base della parola matrimonium che, pertanto, indica alla lettera il “dono della madre”, ovvero quello della procreazione.

  • La nascita di un’epica

    I pionieri italiani del ciclismo furono uomini comuni temprati dalle rinunce e dagli sforzi immani a cui la vita obbliga quando si ha la mala ventura di nascer poveri, spezzarsi la schiena e, nonostante ciò, continuare ad essere indigenti. La fame non è cosa di cui andar fieri, morde famelica, dilania la dignità, inacidisce e infligge sofferenza e, seppur dai pulpiti si predica carità, è sin troppo scontato che per uscirne si può contare solo su se stessi e far leva sull’atavica paura di rimaner cenciosi come i propri padri e chi li ha preceduti.

  • Nuova tappa del tour di Emanuele Armentano a Spezzano Albanese

    Mimmo Lucano e mons. Savino alla presentazione di “Barche di Sabbia”

    SPEZZANO ALBANESE - La comunità di Spezzano Albanese si prepara ad accogliere la presentazione del libro “Barche di Sabbia - Reportage di un viaggio tra il deserto e il mare” di Emanuele Armentano, il prossimo venerdì 21 novembre alle ore 18:30, nella sala consiliare del municipio. L'evento letterario, realizzato in collaborazione con la testata giornalistica dirittodicronaca.it, oltre ai protagonisti dell'opera Abubacarr Conteh e Ousman Susso, vedrà la partecipazione di due figure di rilievo: Mimmo Lucano e mons. Francesco Savino, che hanno firmato rispettivamente la presentazione e la prefazione del volume.

  • La presentazione di Armentano registra un'affluenza record

    Spezzano Albanese applaude "Barche di Sabbia"

    SPEZZANO ALBANESE - Dopo tanta attesa, l’incontro di venerdì 21 novembre a Spezzano Albanese, molto partecipato e ricco di contenuti, ha ospitato la nuova tappa del tour letterario di Emanuele Armentano, che ha presentato il suo libro “Barche di sabbia”, con mons. Francesco Savino e i protagonisti del volume, Abubacarr Conteh e Ousman Susso.

  • Spiriti affini mescolati in poesia

    Anno di grazia 1872. A pochi chilometri di distanza ‒ per l’esattezza quelli che separano San Demetrio Corone da Vaccarizzo Albanese ‒ e a soli quattro mesi di differenza, vengono alla luce due personaggi destinati ad imprimere un’impronta significativa nell’ambito della cultura d’Arbëria: Salvatore Braile (1872-1960), alias Rrashkati, e Antonio Scura (1872-1928), alias Dhaskli, intellettuali inquieti che, benché caratterizzati da temperamenti differenti, possono vantare una consistente serie di affinità che proveremo a far emergere.

  • Un boccone avvelenato

    Nell’autunno del 1943, la Germania, logorata da una guerra che ha deliberatamente contribuito a scatenare, diviene un frenetico girone infernale. Le bombe alleate piovono sulle principali città tedesche seminando morte e distruzione e incrinando, giorno dopo giorno, l’incrollabile fiducia in una vittoria che appare sempre più improbabile, nonostante l’implacabile macchina della propaganda ‒ allestita dal mefistofelico ministro Goebbels ‒ tenti in tutti i modi di ridestare la proverbiale disciplina teutonica e la conseguente incondizionata obbedienza ai diktat di un Führer sempre più schiavo di nervi malati e manie di grandezza.

  • Un microcosmo vista lago

    Bellano, sponda orientale del Lago di Como. In una giornata «umida, uggiosa» che «gocciolava sonno e voglia di fare niente» di metà ottobre del 1919, giunge alla stazione ferroviaria un robusto e barbuto figuro che, con fare determinato e sbrigativo, chiede al neghittoso facchino Serramenti di essere condotto presso la locale farmacia.

  • Un singolare diario epistolare

    Il valore terapeutico della scrittura è un fatto ormai acclarato e Onesto, nato dalla penna di Francesco Vidotto, ne è un perfetto emblema: storie e memorie si intrecciano, generando ‒ in un amplesso intellettuale che si trasforma in romanzo compiuto ‒ una sintesi di esistenze esemplari in cui il lettore non tarda ad immedesimarsi, rivivendo, smussando e superando le asperità sentimentali che i legami affettivi ‒ siano essi amorosi, parentali o amicali ‒ spesso comportano.

  • Una pagina di geopolitica

    L’instabilità politica mondiale è ritornata ad essere motivo di attenta analisi e accesa discussione sulle principali testate giornalistiche internazionali, dal momento che il nuovo focolaio di guerra divampato in Iran condiziona, più o meno direttamente e sotto molteplici aspetti, le vite di noi tutti.

  • Una voce nel silenzio montano

    La montagna di Matteo Righetto è distante anni luce tanto dall’immagine patinata degli alberghi di lusso ad alta quota le cui facciate, decorate da innaturali fioriere perennemente in tripudio cromatico, stridono vistosamente con l’essenzialità dei picchi e delle rocce sovrastanti, quanto da quella restituita sui social da un turismo domenicale che si consuma ‒ tra una mail a cui rispondere e una foto da scattare ‒ all’insegna della fretta e di una superficialità alla quale corriamo il serio rischio di assuefarci.

L'Editoriale

Quel fuoco lo abbiamo acceso tutti

Morire a una pompa di benzina, sulla statale 106, nel piazzale dove di solito ci si ferma qualche minuto e poi si riparte è davvero una beffa. Beffa che si unisce al danno che da anni continuiamo a non vedere mentre braccia, sudori e fatica si...

Controcorrente

La strage che non cambierà nulla

Della strage dei braccianti di Amendolara, se non per ragioni meramente di cronaca giudiziaria e “gossip mediatico”, dopo i funerali, già, non se ne riparlerà più.All’indignazione del momento, allo sconcerto dell’opinione pubblica per la inaudita...

Lettere alla Redazione

Vivere o esistere?

Perché una donna?

L'angolo del Libro

Un singolare diario epistolare

Gusto e Benessere

Insalata di albicocche e feta

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