Il voto dell’euro-parlamento di ricorrere alla Corte di Giustizia con il chiaro obiettivo di ritardare l’approvazione del trattato di libero scambio con il Mercosur non esprime certamente un bel segnale sulla capacità dell’Europa di poter governare i grandi cambiamenti in corso nel mondo.
In effetti, la decisione dell'emiciclo oltre a suonare come uno schiaffo alla leadership della Commissione Ue, proprio nei giorni in cui Bruxelles aveva chiesto unità alle forze politiche davanti alle minacce di Donald Trump, mostra, altresì, l’enorme debolezza della politica europea, inidonea, ancora, ad elaborare una risposta strategica adeguata alle tensioni geopolitiche.
Tale fragilità, riconducibile ad un sistema istituzionale del tutto farraginoso e poco funzionale di cui una riforma appare necessaria e non più procrastinabile, deve addebitarsi pure alle contraddizioni politiche della destra e sinistra europea, nonché al modus operandi dei singoli stati, i quali perseverano, ancora, nel far prevalere, con miopia, i propri interessi nazionali (o ritenuti tali) del tutto, ormai, marginali, rispetto alle grandi questioni in ballo.
La decisione di rinviare l’accordo alla Corte di Giustizia è scaturita dalla discussione di due similari risoluzioni proposte dal gruppo “The Left” (sinistra) e dai “Patrioti per l’Europa”. Alla fine, è stata approvata la prima proposta, con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti. In buona sostanza una manciata di voti che hanno determinato lo stop all’entrata in vigore dell’accordo commerciale tanto auspicato da Ursula Von der Leyen.
Quindi, malgrado (teoricamente) in Parlamento la maggioranza dei partiti che sostiene la Commissione Europea avrebbe dovuto votare a favore della ratifica dell’accordo, tutto ciò non è avvenuto a causa delle condotte dei paesi come la Francia, l’Austria, l’Irlanda (ed altri) contrari di per sé al trattato, oltre che da gruppi politici piuttosto divisi. Le defezioni rispetto alle indicazioni del partito sono venute soprattutto da polacchi, francesi e ungheresi, che hanno votato a favore del rinvio contrariamente alla linea del loro gruppo. In particolare, i parlamentari del Partito Popolare Europeo, il più grande gruppo di centrodestra del Parlamento, di cui fa parte anche Ursula Von der Leyen, hanno votato a favore del rinvio (e quindi di fatto contro l’accordo con il Mercosur) 43 europarlamentari su 188. Nei Socialisti e Democratici sono stati 35 voti a favore del rinvio su 136 e nei liberali di Renew Europe 24 su 77. Fra i Verdi hanno votato a favore del rinvio in 40 su 53.
Fra gli italiani hanno votato a favore del rinvio alcuni eurodeputati della Lega; di Alleanza Verdi-Sinistra, del Movimento 5 Stelle. Non hanno invece votato a favore gli eurodeputati di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, che hanno seguito le direttive della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di approvare l’accordo come altrettanto quelli del Pd.
In sostanza, colpisce il fatto che la “sovranista” Giorgia Meloni, alla prova dei fatti è stata più europeista del liberale Macron e del popolare Tusk che hanno votato la mozione insieme al populista Viktor Orban, mentre Roberto Vannacci si è espresso in modo identico a Ilaria Salis.
Quanto accaduto disvela la totale confusione della politica europea e in tale contesto la perenne divisione trasversale della politica italiana, con una maggioranza frammentata e un Campo largo incapace di esprimere una posizione unitaria e coerente. Una divisione che indebolisce la credibilità del Paese a Bruxelles e ridimensiona la capacità dell’Italia di incidere sui dossier strategici europei.
La difesa del settore agricolo, senza dubbio, merita risposte concrete, purtuttavia non deve trasformare le criticità in argomento per bloccare l’accordo di libero scambio del 17.01.2026, il quale tutto sommato, raggiunto dopo circa 20 anni di trattative con i paesi dell’America latina, rappresenta ancora una strada percorribile per promuovere l’aumento delle esportazioni dei paesi membri, nonché una via di uscita (seppur parziale) dai dazi statunitensi, oltre che una “vittoria politica” (tra le poche) per l’UE e per il suo nuovo approccio di “autonomia strategica”, necessario per restare in vita.
Per cui il rinvio del Mercosur potrebbe significare una ennesima opportunità persa per l’Europa.
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