Navanteri

Per come già evidenziato in un precedente articolo del 25.10.2025 su Diritto di cronaca, in cui si esprimevano forti timori, già, sulle evidenti storture tematiche di entrambi gli schieramenti in relazione alla futura campagna referendaria, sostenendo che “...dai primi segnali il dibattito sulla riforma non preannuncia nulla di buono perché la esasperata polarizzazione delle posizioni, a favore o contro la revisione degli articoli 104 e 105 della Costituzione (oltre al ritocco anche ad altri articoli correlati 87, 106, 107 e 110 cost.) non offrono ai cittadini una reale riflessione, seria ed equilibrata, sulla valenza nel merito, esclusivamente tecnica, dell’utilità alla modifica dell’assetto dell’ordinamento giudiziario”.

In effetti, l’intervento del Presidente della Repubblica di qualche giorno fa al Csm conferma che la campagna referendaria sulla separazione delle carriere della magistratura ha veramente superato ogni limite di “decenza istituzionale”.
Prima l'uscita di Nicola Gratteri sulla convinzione che «per il sì voteranno indagati imputati e massoneria deviata» e poi l'affermazione di Carlo Nordio sul sorteggio, che «eliminerà il sistema paramafioso delle correnti del Csm», hanno portato lo scontro referendario sulla giustizia al di là di ogni possibile linea rossa, con effetti negativi che, se non verranno posti adeguati freni –come ha inteso fare il Presidente Sergio Mattarella–, inevitabilmente incideranno sulla tenuta democratica del Paese.
Purtroppo, sia i fautori del Sì che quelli del No, considerata l’incertezza del risultato finale, nelle ultime settimane sono arrivati al punto di applicare lo “stratagemma n. 38” del trattato, intitolato “l’arte di ottenere ragione”, scritto da Schopenhauer, il quale spiegò che per difendere la propria ragione in una disputa oppure per ottenerla nel caso in cui questa stia dalla parte dell'avversario, è necessario: “Attaccare la persona stessa dell’avversario. Se si capisce che l’avversario è più bravo e vincerà la disputa, diventare offensivi e attaccarlo sul piano personale. Si tratta di uno stratagemma molto usato perché tutti, per quanto stupidi, sono in grado di usarlo”.
Il dibattito, attuale, purtroppo, si è trasformato in tutto questo, tradendo, come al solito succede negli ultimi decenni, proprio quei principi e valori (ed esempi) della Costituzione repubblicana che a parole tutti vogliono difendere. 
In primis, in realtà, è stato abbandonato il “metodo dei padri costituenti”, il quale, oltre ad insegnare che le norme in materia costituzionale devono essere scritte insieme con il contributo fattivo di tutte le forze, energie e sensibilità politiche della nazione, fu una lezione morale e politica in ordine al fatto che il funzionamento di un ordinamento democratico è condizionato dal legittimante riconoscimento reciproco delle ragioni di tutti.
Tale lezione, attualmente, risulta lettera morta!
Nel merito, altresì, atteso che il Referendum sia abrogativo che confermativo, espressione propria -unitamente all’elezione del parlamento- della sovranità popolare la cui finalità precipua è quella di demandare esclusivamente la decisione ai cittadini sulla norma (o norme) oggetto di modifica o riforma, di conseguenza la funzione della campagna referendaria sarebbe quella di comprensione ed approfondimento analitico e tecnico del testo normativo in discussione. 
Invece, quasi sempre, tralasciando proprio le predette finalità, si tramuta in un mero giudizio politico sul proponente, con un palese tradimento dello spirito dell’istituto costituzionale del referendum. 
Pertanto, in questi ultimi scampoli referendari si ritorni alla discussione sul testo normativo perché per il giudizio politico sul proponente c’è tempo.

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