Dopo quella puntata di Forum in cui per la prima volta sentii parlare di sclerosi multipla, iniziò per me un nuovo capitolo: la lunga strada verso una diagnosi.
La patologia di cui parlava quella donna era la Sclerosi Multipla, una malattia che non conoscevo affatto.

Bnl

Iniziai a informarmi e, con un misto di sollievo e dolore, capii di aver trovato finalmente un nome anche per la mia malattia. Il mio medico, prima di prescrivermi una risonanza magnetica, mi consigliò una visita da un ortopedico, il problema alla gamba poteva avere un origine ossea. Mi trovarono una ciste di Baker, una sacca di liquor spinale dietro al ginocchio che comprimeva il nervo sciatico. Mi asportarono la ciste a Milano, sede dove lavorava l’ortopedico in questione. Se da un lato ero sollevata di aver trovato la causa, dall’altro mi domandavo come quella ciste potesse influenzare i miei sintomi alla testa. Infatti, due giorni dopo l’operazione, i sintomi si ripresentarono ancora più forti. Anche l’ortopedico, a 15 giorni dall’asportazione, era convinto che il problema fosse neurologico e mi consigliò di andare da un suo collega neurologo a Bergamo. La visita andò diversamente da come immaginavo: il neurologo, con un sorrisino stampato sul volto, mi disse che potevo effettivamente fare la Risonanza Magnetica perché le viti di titanio non interferivano in alcun modo. Inoltre, mi disse che l’asportazione della ciste era stata inutile in quanto poteva restare in quel punto senza alcun fastidio. Mi ricoverarono a Bergamo per effettuare la Risonanza Magnetica. L’esame durava due ore e non fu semplice: soffrivo di claustrofobia e la mia gamba, per via della spasticità, non smetteva di contrarsi. Oltre alla RM mi prelevarono il liquor spinale, trattamento che viene effettuato per confermare una diagnosi. Significava che i dottori avevano scoperto qualcosa ma, prima di dirmelo, dovevano accertarsene. Chiamai mio cugino, il parente più vicino in quel momento: gli chiesi di parlare con i dottori perché l’attesa della diagnosi mi stava logorando. Gli dissero che quasi sicuramente avevo la SM ma, come avevo già pensato, stavano aspettando il risultato del prelievo spinale. Provò a tranquillizzarmi, mi disse che non avevo un tumore. Ma allora cosa avevo? Perché nessuno veniva a parlarmi? Non essendo più un caso affascinante (il neurologo inizialmente credeva che avessi una patologia molto rara, così decise di riprendere la spasticità della mia gamba con una videocamera) mi dimise all’improvviso. Avvertivo una falsa percezione del mio corpo: alterazioni della sensibilità, debolezza muscolare e disturbi dell’equilibrio. Ero sempre io, ma non riconoscevo più il mio corpo. Dopo la dimissione arrivò il referto, la famosa lettera di cui ho accennato nel primo articolo. Volevo veramente aprirla per conoscere la verità?
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