Non amo particolarmente i numeri: troppo seri, troppo concreti, ti inchiodano alla realtà, senza scampo. E poi i numeri appartengono al mondo della logica, delle certezze, così lontani da metafore, giri di parole, similitudini, suggestioni poetiche e filosofiche.
E, ancora, i numeri rimandano alle mie disastrose interrogazioni, in un’altra vita, di matematica: 4 fisso! Però non è il 4 il numero che mi ossessiona e tormenta: è il 36 e mezzo, perché con i mezzi numeri, o virgole, o punti, le cose si complicano!!! Il 36 e mezzo è il mio numero di scarpe, che sembrerebbe merce rara, o costosa come sono sempre costosissime le cose che ti servono! Il 36 e mezzo non esiste. Nascosto chissà dove e chissà perché, come il sacro graal! Comprare scarpe, quindi, non rientra nelle mie passioni, è più una necessità che diventa tormento e indecisione. Quelle belle? Comode? Quelle alte? Quelle basse? No, ballerine giammai! (Che nessuno/a si offenda, ognuno/a ha il proprio personalissimo senso del limite, e della decenza) ma soprattutto prima di ogni scelta/gusto estetico, bisognerebbe cercare il mezzo numero, che non c’ è! Di solito, spesso, sempre, opto per il 37 più soletta, che mi sembra il compromesso ideale.
Nella stagione autunno/inverno è più semplice, uso solo stivali, nella stagione primavera/estate le cose diventano più difficile: sandali e soletta oltre che improbabili, da 41 bis! Si, ci sono gli stivali primaverili, eterni stivali, stivali a maggio, stivali a giugno (Oh Giulia ricordi gli stivali e i nostri estatici vestiti? Oh Giulia ricordi quanto eravamo belle?), però un cambiamento ogni tanto… Alla fine, in un modo o nell’altro, qualcosa che se pur vagamente somigli ad un 36 e mezzo riesco a recuperarlo anche nella “bella stagione”. Il 36 e mezzo, che non esiste, continua a perseguitarmi anche in questo week-end, nel momento in cui scrivo, di maggio. Succede di svegliarsi completamente sottosopra: naso rosso, raffreddore, mal di testa: gli sbalzi termici e questo maggio settembrino. Succede di misurarsi la temperatura che arriva a 36 e mezzo (per me il numero del Diavolo!), e per chi come me ha la temperatura corporea di un rettile, è già “malattia”! Però è 36 e mezzo, non è febbre, sto troppo bene per passare il fine settimana da malata, e troppo male per passarlo da sana! È la maledizione del mezzo numero, come non prendere una posizione, come girare intorno ad esse. Però male mi sento, è la temperatura corporea bassa, è come un jet lag, e allora pur non chiamando il prete (sono atea) né l’ambulanza (non sono un uomo!) e al di là della scienza e di Troisi, che spiegò molto bene a un perplesso Leonardo cos’è e quando si ha la febbre, accetto, con rassegnazione, il mio essere malaticcia. Fra letto e divano attendo una temperatura, non solo corporea, più mite. Una primavera più compiuta, anche se ormai si attende l’estate, e confermo: il 36 e mezzo è il numero del Diavolo!
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