È ufficialmente iniziato l’autunno, e se esso da me è sempre stato atteso, a tratti temuto (i desideri intensi sanno essere contraddittori!), quest’anno mi ha raggiunta quasi improvvisamente.
Ciò non vuol dire che nelle lunghe, ferocemente calde, ore estive io non l’abbia invocato! Come non mai! Ma sarà che l’eco della piazza, della “mia” piazza, dell’eterna piazza terranovese, cornice di tutti i miei sentimenti estivi, è ancora su di me, lo sento proprio sulla pelle, come qualcosa che ti nutre eppure è mancanza, l’autunno sembra essere giunto troppo presto rispetto alla mia nostalgia che non si placa. Qualcosa di più intenso della mia malinconia consueta. Qualcosa che a differenza dell’abbronzatura perdura sull’epidermide: dell’anima. È già così lontana la tre giorni di festa della birra, così come lontanissimi sono i vicoli e il mio perdermi, per ritrovarmi, in loro, e ancora più lontana è la sensazione di infinito: i giorni non terminano, c’è sempre tempo, per un’altra risata, confidenza, un gossip sudista, l’inseguimento di un ideale e di una chimera, e ancora un film, quando forse è già mattina. Una giostra. L’aria in terra di Lombardia sembrerebbe essersi (definitivamente?) rinfrescata, il caldo è piacevole, settembrino, il sole bellissimo, autunnale e languido. Copriletti e plaid in serata ci accolgono, come una carezza. Le giornate si sono accorciate da un po’. L’imbrunire si fonde con sentori crepuscolari e poetici. Tutto è suggestivo. Eppure nonostante l’autunno sia sempre stato la mia stagione dell’anima, rincorro nostalgie e alimento dubbi. Eppure qualcosa che ancora non somiglia a un approdo mi fa navigare nella giostra di emozioni appena trascorse, che ancora nutrono. E mentre scrivo i rumori, un po’ più lenti, dalla finestra mi giungono, così come un soffio del vento: Bentrovato Autunno, saprò rivestirmi della tua bellezza, che potrà ancora una volta sposarsi con la mia malinconia.
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