Navanteri

anna de blasiDurante le mie passeggiate al parco con Ginevra, mi capita di osservare le mamme. Tutte un po’ stanche, amorevoli, fra tenerezze ed il famoso “ad un quarto d’ora dall’esaurimento nervoso”. Le osservo, sorrido, e nell’osservare osservo me stessa. Le mie paure, le mie fragilità, le mie scoperte.

Perché essere mamma è una scoperta giornaliera. Fatta di tutte le emozioni del mondo, e di tutta la stanchezza del mondo. E mi viene in mente un video visto su fb: uno scherzo, un finto datore di lavoro seleziona candidati. Il selezionatore sembra un sadico psicopatico: per il lavoro previsto si sta in piedi 24 ore, non c’è pausa pranzo, se non dopo aver fatto mangiare “l’assistito”, né ferie, il tutto gratis, eppure asserisce che milioni di persone lo svolgono tutti i giorni. E viene svelato il mistero: è il lavoro di mamma quello che non conosce né ferie né pause. Penso in quest’oggi che festeggia anche me, ah quanto è vero! Penso alle mie notti trascorse passeggiando lungo un corridoio stretto, cantando improbabili ninna nanne da me inventate(intervallate da Bella Ciao ed affini), penso a me come figlia e due bellissimi occhi verdi danno forma all’astrazione del pensiero, penso che noi madri pur con tutte le nostre differenze di donna siamo tutte un po’ uguali, tranne le mamme perfette/mai stanche/retoriche e da spoot pubblicitario. Ammesso che quest’ultime esistano a loro non è dedicato questo articolo. Chi si rivede nella descrizione può astenersi dalla lettura. Io amo le mamme vere, quelle un po’ stanche e pasticcione, quelle ironiche e malinconiche, quelle che non hanno mille soluzioni, ma solo la forza del loro esserci. Quelle che hanno la loro lista di desideri proibiti, come: farsi una lunga doccia, uno shampoo, vedersi un film dall’inizio alla fine, leggersi un libro, dormire pranzare e/o cenare ad orari decenti. E a loro, ed anche un po’ a me (oltre che alla mia ironica mamma) che è dedicato questo articolo. Alle mamme vere, imperfette, stanche, agli eroi di tutti i giorni. Quelle che non vivono in uno spoot, ma vivono anche di ferite e cicatrici, andando sempre al di là del cielo: auguri mamme!

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