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“A me è maggio che mi rovina e anche settembre, queste due sentinelle dell’estate: promessa e nostalgia”. Patrizia Cavalli, in questa sua poesia, ha esplicato perfettamente i concetti di attesa e nostalgia, preziosi, necessari eppure ingannevoli.

Potrebbero, le promesse, essere tradite, e le nostalgie essere feroci, come quando non si è perfettamente goduto di qualcosa, di cui pure si poteva gioire. Come tradire la felicità, o meglio quegli, labili e caduchi, sussulti che ridanno impeto, che ripristinano il sole: interiore. Questo maggio, da così poco in atto, e sembra già spenta l’eco della polemica avvenuta in quella piazza San Giovanni a Roma, che ben altri canti seppe intonare, che ben altri messaggi seppe veicolare, dove si è avuto il (cattivo) gusto, un po’ ardito, di pensare che le parole non siano importanti, e che partigiano può essere tranquillamente sostituito/tradotto da essere umano, come se la storia, la semantica, la memoria, non avessero valore alcuno, in questo, quindi, confuso, da poco in atto maggio, le promesse estive si palesano di già. Se pur, nel momento in cui scrivo, il sole si occulta, le temperature sembrano abbassarsi, e il cielo virare verso il grigio. Un po’ autunno, un po’ primavera nello stesso mentre, nello stesso istante domenicale. E l’estate oggi è lontana. L’estate attesa, l’estate temuta. L’estate che già seppe tradirmi, consumatasi per sempre mentre stringo per l’ultima volta la mano di mio padre, consumatosi per sempre mentre abbraccio, ignara, per l’ ultima volta Giulia. Eppure ho saputo godere di quell’abbraccio, e di quell’ultimo incrocio di mani, che erano le mani di mio padre, che fragilmente, hanno stretto le mie mani. Eppure non ho dimenticato niente di ciò che mi è stato lasciato in eredità, quell’eredità immateriale, che pure è palpabile, ed è fatta di insegnamenti, ideali, musiche, estati universitarie, e l’ estate dell'85 a Rimini, quelle stagioni che non potranno tornare, ma che possono, in questo maggio un po’ settembrino, rivivere. In attesa di un incontro con incolmabili assenze. E non basterà sostare in una stanza, che fu la tua stanza, papà, se pur perfettamente accudita, da chi ha perfettamente accudito te, la tua sposa, la tua amica, la tua eterna compagna, se pur tutto parlerà di te, a lenir un dolore, come non basterà, mia amata Giulia, recarmi all'Exdous, a Crotone o nelle tue amate spiagge per respirare il suono della tua risata. Si l’anticipo di estate, la sua promessa a maggio, porta con sé desolate nostalgie, scontate come una sigaretta e un lampione in un film francese, eppure, lentamente, il sole riappare. Sentinella dell’estate. E di tutto ciò che pure è potuto essere, e ancora, come un bagliore agostiano, sa scaldare.

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