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I giorni di gennaio sono lunghi ed infiniti per statuto. Gennaio, suo malgrado, è un mese poco amato, segue a dicembre, al Natale, la festa delle feste, non regge il paragone, non lo ricerca, non compete, non può.

È carico, questo mese, di aspettative, propositi, attese, lontanissimo da luccichii (solo sul canale otto, come ogni anno, il Natale impera ancora…) e sospensioni. È un po' come settembre, entrambi rappresentano un capodanno; l’uno metaforico, l’altro reale. Però gennaio non ha quel non so che settembrino che si sposa con la poesia, gennaio è un mese pratico, che richiede praticità! È tempo di scadenze, di esami, di diete, di risparmi, di saldi, di commercialisti, ed è freddo, infinitamente questo anno. Gelido, ci costringe a stare a casa, imbottiti di serie tv, a tratti lobotomizzati, drammaticamente quotidiani, come vivere giorni di incombenze e senza pretese, in attesa della primavera. Io vorrei ritirarmi in una sorta di letargo, lontana dal freddo, dal grigio, dalle assenze, dagli addii, dalle bollette, dai sommi lunedì invernali. Il letargo però non ci è concesso, se non in domeniche lente e soleggiate, e si il sole di gennaio è bellissimo come gli ossimori, come il mare d’inverno, come qualcosa che ti sorprende in mezzo al freddo intenso di questa stagione invernale. Non è più prerogativa assoluta del nord: in Sila è nevicato. E il freddo arriva fin sulla mia collina, da dove si può intravedere la neve. Non solo attraverso i vetri di una finestra, ma anche in un cimitero di provincia, dove il sole è attraversato dalla neve, ed il silenzio dal canto degli uccelli. Ed è lì, come in una “preghiera in gennaio”, volendo con questa citazione omaggiare Fabrizio De Andrè, fra i più grandi poeti del ‘900, nel giorno in cui ricorre (nel momento in cui scrivo) l’anniversario della sua morte, che la neve dalle montagne ha incrociato lo sguardo di mia madre. Ed è fra quella neve, intravista di sfuggita, da un cimitero di collina, in un giorno di sole di gennaio, che mi piace pensare risieda parte della materia a cui torna chi se ne va. In mezzo al sole, caldo, della Sila e delle sue montagne e la spietata e gelida bellezza della neve.

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