Alcune mattine capita che le nostre abitudini, e io sono abitudinaria assai e anche con un certo compiacimento, vengano un po’ disturbate da quell’eterno fastidio che è l’ imprevisto. Gli imprevisti sono, o possono essere molteplici, e hanno diverse sfumature e diversi gradi di ansia.
Svegliarsi senza l’eutirox, pillola che riequilibra la mia tiroide, rientra nel grado medio. È facilmente risolvibile: basta rimandare l’assunzione di caffè (e qui si sale di livello con le difficoltà!), alzarsi dal letto, vestirsi, uscire, recarsi in farmacia. E il memento del giorno è : non si resta senza pillole un sabato mattina di quasi estate. Un po' indolente mi preparo per l’uscita. La pigrizia è data anche dalla mancanza di caffeina e il consequenziale rimandare la sigaretta mattutina (si, si, smetterò un giorno, ma… “C’è ultima sigaretta e ultima sigaretta”, è risaputo! Almeno per chi ha letto Svevo o visto “Trainspotting”) e qui sul grado di difficoltà ci muoviamo in ambito nietzschiano: “La nascita della tragedia”! Infilo un vestitino, fresco e colorato, che fa caldo per il total black, hai voglia di “sintomatico mistero” e fascinazione da dark lady quando il sole è cocente già di mattina, infilo i sandali, alzo i capelli, occhiali da sole, che non sono nemmeno truccata, mi devo sbrigare, devo bere il caffè! E entusiasta come Vannacci al gay pride mi reco in farmacia. E finalmente, dopo aver assunto il farmaco, atteso un quarto d’ora, sono al bar: ed è caffè!
E sono a casa, e tutto succede un po’ al contrario: se sono uscita, causa priorità, senza trucco e senza inganno, ciò non vuol dire che io rinunci, così tout d’un coup, al mio inalienabile diritto alla vanità. E allora mi preparo, mi cambio, mi trucco (un trucco che Boy George non sei nessuno), e mi viene in mente “L’ inquilino del terzo piano”, Polanski, il cui protagonista, in pieno delirio psicotico, si trucca, si acconcia e si veste di tutto punto per stare a casa. La prima volta che vidi il film in questione era una notte di autunno, di quella che ora sembra davvero un’altra vita. Ero a Cosenza, nell’alloggio universitario, il Pranno, che sicuramente è stato casa. Ero con Giulia. Che ora riappare nei miei sogni notturni sotto forma di mare. Un mare atteso azzurro e lontano, intravisto da una finestra, che quieto mi attende: il mare di Sibari. Visto in sogno blu, troppo blu, e troppo vicino a me, non lo domino, come non si domina l’eco dei ricordi: è un assalto, arrivano, straziano, rincuorano, inondano. È cassazione, bellezza! E sarà estate, Giulia cara, e sarò a Crotone, mi resterà l’immensità blu della tua assenza. Ti porterò una rosa, o forse una gerbera, ti porterò il fiore più bello che riuscirò a trovare.
@Riproduzione riservata