Il termine “ispirazione” deriva dal latino “inspiratio”, a sua volta da ispirare: soffiare dentro, ciò richiama ad una sorta di divinazione, come un soffio vitale o divino che ci entra dentro, donandoci idee, fantasia, creatività ed ingegno.
Cosa sia davvero l’ispirazione, credo nessuno/a lo sappia. I poeti, le potesse, avevano le muse e la sublime luna. Poi non è detto che essa, l’ispirazione, pur volendo appellarci ai classici e al romanticismo, dove fra muse, grandi ideali, sturm und drang, l’ispirazione sembrerebbe essere un impeto di passione (e sicuramente talento!), come qualcosa che improvvisamente pervade chi scrive, dipinge, suona, crea. Se ogni cosa, ogni talento, richiede maestria è anche vero che esso va esercitato e alimentato. Due frasi sintetizzano un diverso approccio all’ispirazione: “L’ispirazione non dà preavvisi”, G. G Marquez e “l’ispirazione viene con il lavorare ogni giorno”, C. Baudelaire: quasi due opposti modi, l’ispirazione fulminea e inaspettata, e l’ispirazione come ricerca, fatica e lavoro. Forse sono un po' vere entrambe le citazioni, indiscutibilmente vere per Marquez e Baudelaire, che sicuramente di talento, genio e ispirazione ne sapevano più di qualcosa, o, ancora, ognuno/a ha un proprio, intimo e personale, rapporto con l’ispirazione. E non esiste una risposta univoca che possa andare bene per ogni forma d’arte, per chiunque crei, per ogni poeta e poetessa, scrittore e scrittrice, regista, musicista. Su una stessa persona l’ispirazione può agire cambiando forma e sostanza: a volte si palese quasi come un demone, come un’urgenza creativa, sia essa personale/intima o impegnata e rivelante, e altre volte va ricercata, inseguita, aspettata, attesa, esercitata. E altre volte ancora sono gli eventi della vita che la stimolano e, per dirla con Hemingway, il bar resta sempre il miglior luogo dove trovare delle storie: la vita ci parla, il quotidiano sussurra, bisogna saperlo ascoltare. Alcuni giorni di questa ancora lunga stagione invernale, da poco in realtà in scena, non sussultano di pathos, non giungono, come in una piazza cubana, i brividi di un’anima o di un popolo; in alcuni giorni l’ispirazione sembra essere inseguita in una corsa un po' impegnativa.
È la domenica il giorno da me dedicato alla scrittura dei miei articoli. Di conseguenza, di settimana in settimana, inseguo la mia ispirazione della domenica. E siccome io e lei abbiamo un appuntamento, non si può parlare di “ ispiratio”? Non so, so che si fa attendere, pur avendo un rendez-vous, non sempre è signora elegante, o forse come vera signora d’altri tempi sa che deve farsi aspettare e soprattutto corteggiare. Alcune domeniche tutto, dalle luci crepuscolari, al freddo di Lombardia, al lampione oltre la finestra che rimanda a paesaggi poetici, sembra vibrare di anime e allora le parole, che vorrebbero catturare la bellezza di un istante, obbediscono ad un istinto e fuoriescono, capaci e sapienti, o forse solo insistenti. Altre domeniche, quando la poesia crepuscolare non sembrerebbe raggiungermi né trovarmi, è un po' difficile che le parole insorgano. Allora l’ispirazione va corteggiata e attesa (sono stato tutta la mattina per aggiungere una virgola e nel pomeriggio l’ho tolta” O. Wilde. A volte è tutto qui. È tutta qui l’attesa, il corteggiamento, l’amplesso (perché ogni atto creativo è un atto d’amore). A volte una virgola fa la differenza. E può bastare o deve: perché non vi è nient’altro di significativo, nella scrittura e nella giornata. In ogni caso buona ispirazione a tutti/e, qualunque sia la vostra ispirazione, che è pur sempre un sussulto dell’anima. E tutto ciò che vibra ha spessore è sostanza, se pur apparentemente chimerica, d’altronde “siamo fatti della stessa materia dei sogni” W. Shakespeare.
@Riproduzione riservata