Navanteri

Dopo tempo, dopo troppo tempo, anche in Lombardia è arrivata la pioggia. Pioggia salvifica, spazzerà via un po’ di inquinamento. Il cielo, per dirla con Guccini, “È un qualche cosa di viola carico”. Consapevole che il benessere del pianeta viene molto prima dei miei piccoli problemi quotidiani, mi preparo al mio tragitto quotidiano verso l’asilo, con Ginevra per mano e munita di ombrelli, piumini, borse e borsette, e tutta (o quasi) la pazienza del mondo. L’autobus in ritardo, succede anche in Lombardia, Ginevra che ha trovato il suo passatempo mattutino nell’attesa: togliersi e mettersi il cappello, giocando con l’ombrello in una sua personalissima rivisitazione di “I sing in the rain”. E finalmente l’autobus arriva.

Io e Ginevra saliamo più trafelate che mai, la borsa mi cade, l’autista aspetta, l’ombrello mi cade, l’autista (sbuffando) aspetta, e partiamo: c’è l’asilo in attesa. Scesa dall’autobus inizia il nostro vero rito mattutino. La mattina è sempre tutto concitato: la colazione, Ginevra che non vuole svegliarsi, i cartoni come sottofondo, le trattative: se bevi il latte ti do una cioccolata, la fretta, le corse, il caffè bevuto in piedi. Le attese alla fermata o gli autobus rincorsi. E poi la nostra passeggiata, al di là del colore del cielo. Senza più fretta o attività da svolgere. Semplicemente una passeggiata. Con Ginevra che mi sorride. Ed io che sorrido a lei. Tenerezze non verbalmente espresse, ma che colorano il cielo padano. Per un po’ l’ansia del “fare” è sostituita da un semplice esserci. Certo, tutto riprenderà più caoticamente di prima: articoli, libri da leggere e recensire, cucinare, lavare, la spesa, ma il tragitto verso l’asilo è il nostro ritmo dell’anima. Il nostro andare lento ed insieme. Il nostro canticchiare. La canzone di questa mattina piace molto a Ginevra, e fotografa questo istante “La pioggia non bagna il nostro amore…”.

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