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La sveglia mattutina è sempre un po’ un trauma, la domenica, poi, alle 7.30, che te lo dico a fare… Potrebbe essere, la tal cosa, perseguibile legalmente (sono sicura che nessun membro del governo mi legga, non vorrei essere di una qualche ispirazione per l’introduzione di un nuovo reato, data l’aria che tira…), però, se si deve, si fa.

E succede, spesso di domenica mattina, che ci sia una qualche esibizione danzante di Ginevra. Oggi (domenica per la scrivente) è il giorno del concorso. Proviamo tutti/e a casa a dare il giusto peso, o almeno ci siamo detti spesso, sempre, che i premi possono non arrivare, e ciò che conta è il nostro impegno. Però l’emozione è sempre un’altra cosa. Fra latte e caffè, una certa ansia che dissipa gli ultimi residui di sonno dagli occhi di mia figlia, così identici ai miei, abito di scena e chignon, e, ancora, lacca super fissante (con buona pace di tutti/e gli ambientalisti, a cui va tutta la mia stima, ma questo chignon andava fatto, i capelli di Ginevra sono ricci, e noi non siamo parrucchiere, e poi… “l’ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio”, che ci sta perfettamente!) e gel (vedi sopra) siamo pronte… Quasi! Il trucco per mamma e figlia, il borsone… Ci siamo! I panini! Bacio a marito (Ginevra prendi i trucchi da “viaggio”) che è un po’ esonerato, per caso e circostanza, dalle pratiche danzanti, e siamo fuori casa. E in un battito di ciglia è palco. Inizia la gara. I primi balletti, le prime esibizioni; tutti/e bravi/e, tutti/e belli/e. Qualche attimo, per me, di noia/stanchezza, che i balletti sono tutti belli, ma anche tanti (tipo un serale di Amici dei tempi migliori) e poi la mia attenzione viene ridestata sulle note di Material Girls, Madonna, e dalla gradinata canto e ballo anche io, divertita, spensierata, leggera. Esplorando una passata preadolescenza la mia, e l’esibizione avviene sul palco e all’interno di me. Fra ricordi e presente, palco e memoria. E dopo qualche altro balletto, si bello, bellissimo, ma io attendo la “mia” stella danzante. Perché è mia figlia, perché è come deve essere, perché se l’arte mi emoziona, Ginevra di più. Ginevra è emozionata, eppure sa stare sul palco. E il balletto della sua scuola è davvero bello. Lo so, lo so, sono di parte, però io c’ero, chi legge no, vale il mio parere (tra l’altro con laurea in DAMS annessa. Di spettacoli dal vivo ne so qualcosa!). A fine giornata, si torna a casa, sine victoria. Ginevra, un po’ affranta, mi dice che ha sbagliato un passo, le insegno la regola somma dello spettacolo, e forse della vita, il pubblico non lo sa. Hai continuato a ballare: brava, vale sul palco, e soprattutto fuori dal palco. Buoni passi, Ginevra...

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