anna de blasiSuccede di essere tifosi di una squadra piuttosto che un’altra, succede che in Italia lo sport divide più della politica, che un rigore sbagliato fa fremere più di un’ingiustizia. Forse. O forse è il mio modo distorto di vedere il calcio, che non amo. Quello che so del calcio è che come tutti gli sport dovrebbe unire, idea,chissà, melensa e tardo romantica.

Bnl

So che mia figlia, quasi 18 mesi, esulta vedendo la Juve, influenzata da mio marito, juventino doc. So che le tifoserie dovrebbero rispettarsi e che attraverso il calcio, che è aggregazione, si possono formare le coscienze. Lo sport lancia messaggi politici e sociali. Il calcio può essere recupero per ragazzi con situazioni difficili. Il calcio è qualcosa che va oltre una partita vista in tv. Succede, però, che il calcio diviene tutt’altro. Diviene sangue e morte, e odio. Così è stato il calcio per Ciro Esposito, tifoso napoletano. E’ scontato, tragicamente banale, scrivere che non si può morire per una partita, ma così è stato. E la violenza che si alimenta solo di se stessa ha colpito nuovamente Ciro Esposito, ha colpito il suo corpo già cadavere, colpendo la sua carne, negli attacchi vergognosi rivolti alla madre. Striscioni come “Dopo il libro il film” rivolti ad una donna a cui è stata trafitta l’anima non sono comprensibili, giustificabili in alcun modo. Rappresentano il peggio di una società che troppo ingenuamente si definisce civile. Non c’è niente di civile o di umano in tutto ciò. Segno dei tempi, irrispettosi della vita e della morte, troppe tragedie di Stato ci ricordano che un altro ragazzo “è stato morto”. E solo dopo quindici anni dalla Diaz in Italia esiste il reato di tortura. Le cose sono legate fra loro: si muore allo stadio, si muore in una manifestazione, si viene torturati in una scuola. Succede. E’ successo. In Italia. Da mamma tutta la mia solidarietà ad altre mamme, private della loro stessa carne. Del loro respiro.

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