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Sette euro a bottiglia per una bottiglia da 75 cl d'acqua minerale servita tra i candelabri e i cristalli di un hotel a 5 stelle, dove una signora aveva deciso di regalarsi un soggiorno di capodanno da quasi seimila euro.

Fin qui, il classico quadretto da turismo d'alta quota. Se non fosse che la protagonista della vicenda, delusa dal trattamento, ha deciso di ingaggiare una crociata giuridica durata sette anni, tirando in ballo i Diritti Umani della Dichiarazione Universale e la Carta Costituzionale per una caraffa d'acqua del rubinetto.
I fatti si svolgono tra il 2019 e il 2020. La signora si trova in vacanza in mezza pensione (formula bevande escluse). Al momento di sedersi a tavola, chiede al cameriere la cosa più semplice del mondo: "Mi porta un po' d'acqua del rubinetto?".
L'hotel oppone un netto rifiuto: la casa serve solo pregiata acqua minerale in bottiglia. La cliente propone persino di pagare per una brocca di acqua pubblica, ma il personale resta irremovibile. La signora, costretta a sborsare una fortuna per dissetarsi ogni sera, finisce il soggiorno accumulando un tale livello di stress emotivo da decidere di portare il resort di lusso dritto di fronte al Giudice di Pace di Roma, chiedendo 2.763 euro di risarcimento danni.
La sua tesi legata al rubinetto poggiava su argomentazioni di un certo peso del tipo: l'acqua è un bene naturale e un diritto umano universale e servire l'acqua del rubinetto dovrebbe rientrare nei doveri morali di un ristoratore affinché venga garantito a tutti il minimo vitale.
Ma in realtà la legge cosa dice?
Sulla questione si è recentemente pronunciata la Corte di Cassazione con la sentenza n. 11827/2026, perché la causa è rimbalzata fino ai gradi più alti della magistratura.
I giudici non si sono lasciati commuovere dal doloroso portafogli della turista e hanno messo una pietra sopra alla questione.
Libertà di impresa (Art. 41 della Costituzione): L'albergo è libero di strutturare il proprio menù e il proprio servizio come preferisce. Nessun giudice può obbligare un ristoratore a servire l'acqua della rete pubblica.
Nessun diritto alla brocca: Non esiste un diritto costituzionale ad avere acqua di rubinetto al tavolo del ristorante, neanche a pagamento.
Trasparenza prima di tutto: L'unico vero obbligo del gestore è esporre chiaramente i prezzi. Se sul menù c'è scritto che l'acqua minerale costa 7 euro, il cliente è informato ed è libero di bere o rimanere a secco.
In conclusione? Non esiste un diritto generale del cliente a ottenere acqua della rete pubblica quando consuma un pasto in un ristorante o soggiorna in un hotel.
Questo, però, non elimina gli obblighi di informazione per cui il cliente deve sapere cosa offre il locale, quali prodotti sono disponibili e quali costi comportano.
In ogni caso, la prossima volta che entrate in un 5 stelle, prima di chiedere la carta dei vini, controllate bene quanto costa l'acqua.

Articolo in collaborazione con il giurista Alessandro Klun autore del libro “A cena con diritto” 

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