Sabato sera. Avete appena concluso una cena da re con tanto di tortino al cioccolato finale che vi ha riconciliato con il mondo. Siete sazi, rilassati e felici. Arriva il cameriere con il conto, voi estraete la vostra carta di credito con un fare fluido ed elegante e... colpo di scena, il cameriere vi guarda con gli occhi lucidi di chi sta per darvi una brutta notizia: "Ci dispiace, è saltata la linea. Il POS non prende. Avete contanti?".
Voi guardate il vostro portafogli. Dentro ci sono solo scontrini vecchi di tre mesi, la tessera del supermercato e una moneta da 50 centesimi. Un brivido vi corre lungo la schiena: posso alzarmi e darmi alla fuga millantando un diritto al pagamento elettronico?
La risposta breve è: no, non potete scappare.
Ma la questione è più sfumata (e meno tragica) di quanto sembri. Vediamo cosa dice la legge italiana e come sopravvivere in casi del genere.
La legge parla chiaro
Dal 30 giugno 2022, commercianti, baristi e ristoratori hanno l'obbligo di accettare i pagamenti elettronici. Chi si rifiuta senza un motivo valido rischia una sanzione di 30 euro, più il 4% del valore della transazione. Insomma, il POS non è un optional o un favore che vi fa il ristoratore, è un preciso dovere.
Ma che succede se lo strumento decide di andare in tilt proprio sul più bello? Bisogna distinguere due scenari:
Il guasto annunciato. Se il ristoratore sa già che il POS è fuori uso, ha il dovere di dirvelo prima che ordiniate (magari con un bel cartello all'ingresso). In quel caso se decidete di sedervi comunque, state implicitamente accettando di pagare in contanti.
Il guasto improvviso. Se la tecnologia decide di abbandonarvi proprio mentre state digitando il PIN, la situazione cambia. Voi avete già usufruito del servizio (il tortino al cioccolato è ormai digerito), quindi il debito resta. Non potete usare il guasto tecnico come scusa per non pagare.
Alternative al contante
Niente panico, ci sono alternative (legali) al contante.
Se non avete un euro in tasca, non c'è bisogno di disperarsi o di offrirsi per lavare i piatti. Il ristoratore non può sequestrarvi nel locale e, udite bene, non può nemmeno obbligarvi ad andare al bancomat più vicino a prelevare. Obbligarvi a camminare alla ricerca di uno sportello non ha alcun fondamento giuridico.
Come si risolve? Usando la diplomazia e la tecnologia alternativa.
Potete proporre un bonifico istantaneo dallo smartphone, oppure l'uso di app di pagamento come Satispay, PayPal o simili.
Ma se non siete avvezzi alla tecnologia, il ristoratore può semplicemente prendere i vostri dati, emettere il documento fiscale e concordare un pagamento successivo (magari l'indomani, o tramite bonifico da casa). Ovviamente, se poi fate i furbi e non saldate, l'esercente ha tutto il diritto di agire per vie legali.
E se il ristoratore fa il "furbo"?
Se invece vi imbattete in un locale dove il POS "guasto" è una costante e il titolare rifiuta sistematicamente le carte (ricordiamo, la legge non prevede importi minimi, potete pagare con la carta anche un caffè da 1 euro), siete comunque tenuti a pagare il dovuto per ciò che avete consumato. Però, potete fare una bella segnalazione alla Guardia di Finanza o alla Polizia Locale per far scattare i controlli.
In conclusione: davanti a un POS che fa i capricci, il buon senso vince sempre.
Una soluzione collaborativa si trova e vi eviterà di guastarvi la digestione di quel fantastico tortino al cioccolato.
Articolo in collaborazione con il giurista Alessandro Klun autore del libro “A cena con diritto”
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