Eredita è il primo romanzo della giornalista Lilly Gruber. È la storia di una famiglia, la sua famiglia, tra l’impero e il fascismo. Un libro di confine, confine tra il romanzo, l’autobiografia e il racconto storico, e confine soprattutto perché ambientato in una terra di confine critico quella del Sudtirolo precisamente a Pinzon.

Bnl


Tutto inizia con il ritrovamento di un diario, un ritrovamento del tutto vero, come vero, precisa l’autrice, è tutto ciò che viene narrato nel libro dagli avvenimenti storici, per cui si è documentata molto, alle vicende della famiglia. Rosa la proprietaria del diario è la bisnonna di Lilly Gruber. Rosa Tiefenthaler è una donna molto forte e colta, una ricca proprietaria terriera tenace e caparbia le cui vicende private si intrecciarono tanto con le vicende storiche proprie di un periodo storico che è quello della prima guerra mondiale, del passaggio del Sudtirolo all’Italia, della sua italianizzazione, del fascismo e del nazismo. Tutto questo rende quel diario interessantissimo e carica il suo ritrovamento di un peso importante che ha poi portato alla scrittura di questo libro.
Rosa nata austriaca vive minacciata da un’italianità imposta e muore nell’ombra del terzo Reich, è chiaro come il problema cruciale del libro possa essere il problema dell’identità, della ricerca dell’identità, prima ancora dell’avere una patria. Heimat è un termine che si legge spesso tra le pagine del diario, trascritte alcune interamente nel libro, il suo significato va ben oltre il termine patria raggiunge quello di appartenenza fino ad identificarsi meglio con il termine identità. Rosa come tutti gli abitanti del Sudtirolo di quel periodo si è trovata a dover difendere non tanto la sua germanicità ma la sua identità. Pensate se ad esempio da un giorno all’altro a noi venisse tolta la possibilità di parlare italiano, nelle nostre scuole venisse completamente sostituita la nostra lingua, ci venisse proibito di assumere comportamenti che per noi non sono solo espressione di un a cultura, la nostra, ma fanno parte di noi, del nostro essere. Nel Sudtirolo il risultato a questa “violenza” fu che molti per difendere l’identità erano talmente tanto antifascisti da essere diventati filonazionalsocialisti, poiché vedevano in Hitler l’unico salvatore della loro Heimat, l’opposizione all’italianizzazione.
Come fece Hella, ultimogenita di Rosa, che aderì al nazismo tanto da essere incarcerata nel’39 e poi salvata dalla tenacia della madre, non aggiungo altro per non svelare troppo di una storia avventurosa drammatica e intrisa di valori forti di quelli che mancano oggi, purtroppo.
Un libro emozionante, oltre che per ciò che si legge per il modo in cui è scritto, si sente una fatica emotiva affrontata dall’autrice dovuta, con molta probabilità, al fatto che è un libro di memoria e di recupero di un’eredità familiare che è la sua eredità, le appartiene totalmente. Come totalmente le è appartenuto il problema della ricerca dell’identità, anche lei cresciuta all’insegna della diversità, ringrazia i suoi genitori che le hanno insegnato che bisogna partire dalle proprie radici per abbattere i confini, quindi imparare a non avere paura della diversità, per essere curiosi di conoscere e sapere senza paura.

Eredità
Lilli Gruber
Rizzoli
18,50

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