CASSANO ALL'IONIO - «Una delegazione del nostro partito, in data 20.04.2026, ha partecipato a Thurio (Corigliano-Rossano) all’assemblea pubblica promossa dall’associazione “I Guardiani del Crati”, nel corso della quale è emersa, ancora una volta, tutta la drammaticità di una vicenda che continua a pesare sul territorio e sulle coscienze». Così i Socialisti di Cassano-Sibari, in una nota sulla gestione del fiume Crati.
«La questione del fiume Crati -prosegue la nota- non appartiene al passato: è una ferita ancora aperta. E mentre cittadini, imprenditori, professionisti, famiglie, partiti e movimenti chiedono verità, chiarezza e responsabilità, dalle istituzioni continuano ad arrivare soprattutto silenzi, rinvii e imbarazzanti vuoti di memoria.
Anche il Partito Socialista di Cassano allo Ionio era intervenuto oltre un mese fa, forse con fin troppa educazione istituzionale, su quella che ormai non può più essere definita una semplice emergenza, ma una clamorosa catena di omissioni, ritardi e incapacità.
Chiedemmo verità su quanto realmente accaduto. Chiedemmo giustizia per chi ha subito danni enormi. Chiedemmo ristori per chi ha visto lavoro, sacrifici e serenità spazzati via dall’acqua e dal fango. In risposta, il nulla.
Chiedemmo chiarezza sulla diga di Tarsia: perché fosse chiusa in pieno inverno e chi abbia disposto l’apertura delle paratoie, riversando verso valle milioni di metri cubi d’acqua e fango. Chiedemmo conto anche della diga di Roggiano Gravina: perché il livello non sia stato mantenuto entro margini di sicurezza nonostante l’arrivo annunciato del maltempo.
Chiedemmo perché il Consorzio di Bonifica non abbia provveduto per tempo alla pulizia dei canali di scolo. Chiedemmo perché il canale Stombi abbia aggravato la devastazione dei Laghi di Sibari. Chiedemmo perché le “porte vinciane”, chiuse pochi giorni prima con comunicazione preventiva al Comune di Cassano allo Ionio, abbiano prodotto il noto “effetto vasca”.
Chiedemmo perché l’impianto idrovoro dei Laghi fosse praticamente inutilizzabile: quattro pompe disponibili, una sola funzionante, peraltro la più piccola. Una metafora perfetta di una certa efficienza raccontata nei comunicati e smentita dai fatti.
Chiedemmo perché milioni di euro stanziati già dal 2019 per gli argini del Crati siano rimasti ostaggio della lentezza burocratica. Chiedemmo perché il Comune e il Sindaco non abbiano informato tempestivamente la popolazione, nonostante il COC attivo e le allerte meteo già diramate.
Domande semplici. Legittime. Necessarie. Evidentemente troppo scomode per chi preferisce il rumore delle passerelle al peso delle responsabilità.
Oggi le riproponiamo tutte, ancora una volta. Non per sterile polemica, ma per rispetto verso i cittadini colpiti e per sete di giustizia.
Attendiamo risposte da chi di dovere. In caso contrario, confidiamo che a parlare siano gli atti, le indagini e la magistratura, che opportunamente ha già acceso i riflettori su questa vicenda.
Perché mentre qualcuno collezionava fotografie e autocelebrazioni, c’era chi contava danni, paure e sacrifici perduti.
Perché qui non si tratta più solo di ricostruire ciò che è accaduto, ma di stabilire chi doveva evitare che accadesse e non lo ha fatto. E finché qualcuno continuerà a nascondersi dietro il silenzio -concludono i Socialisti-, ogni piena futura porterà con sé non solo acqua e fango, ma anche il peso intatto delle responsabilità mai assunte».
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