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Dalla donazione Miracco un nuovo spazio per la memoria e l’identità

SANTA SOFIA D’EPIRO - Il museo civico e dell’arte contadina sarà presto svelato al pubblico. È stato un impegno concreto quello maturato dall’amministrazione comunale di Santa Sofia d’Epiro, che ha annunciato per il prossimo 18 aprile l’inaugurazione ufficiale di uno dei futuri luoghi di punta per la comunità arbëreshe.

L’idea del museo si è concretizzata grazie alla capacità di guardare avanti con fiducia preservando con competenza e passione tutto il meglio delle tradizioni locali, che avranno così uno spazio importante per essere tramandate alle future generazioni.
Il comune di Santa Sofia d’Epiro, ricordiamolo, ha accettato la donazione da parte della famiglia del sig. Mario Giuseppe Miracco di un patrimonio privato composto da oggetti e attrezzi della cultura contadina, custoditi presso il museo privato “Moti i madh – il tempo grande”. Da ciò, l’Ente ha così intrapreso un percorso di valorizzazione e di interesse storico, culturale e demo-etno-antropologico subito appoggiato anche dalla cittadinanza e dagli esperti del settore, sempre più impazienti per l’inaugurazione che avverrà sabato 18 aprile nei locali dell’ex banca di via Moroiti.
«Tale donazione valorizza la comunità di Santa Sofia d’Epiro -afferma con orgoglio il sindaco Daniele Atanasio Sisca- preserva la memoria e le tradizioni e rappresenta un validissimo messaggio da trasmettere alle nuove generazioni. La nostra volontà è di istituire un luogo che possa valorizzare i beni e la memoria storica locale, tramandone virtù e promuovendo ulteriori studi in materia».
Il museo sarà proprio dedicato al sig. Miracco: «Ha svolto un grande lavoro nella raccolta e conservazione del patrimonio locale -conclude il sindaco- è un riconoscimento che arriva anche per l’alto valore civico del gesto di liberalità compiuto dalla famiglia».
La realizzazione di questo museo era uno degli obiettivi più sentiti dall’intero paese, come conferma la consigliera delegata alla Cultura, Maria Teresa Conte: «Stiamo trasformando una memoria privata in patrimonio pubblico, dando una casa definitiva a una storia che appartiene a tutti noi. Sarà un luogo che parlerà alle future generazioni della nostra identità, delle nostre radici e della nostra cultura. Un ringraziamento va innanzitutto alle ragazze del servizio civile, che hanno svolto un lavoro fondamentale di supporto materiale e di catalogazione dei beni, contribuendo in modo attivo alla costruzione del museo. Soprattutto, al nostro concittadino Peppe Marchianò, per la disponibilità, la competenza e il contributo dato in tutte le fasi di sistemazione e organizzazione, nonché al nostro progettista Giovanni Baffa Trasci, che riesce sempre a trovare la strada migliore per la realizzazione concreta delle nostre idee. E, più recentemente, alla collaborazione con Roka Produzioni e con Roberto Cannizzaro».

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