MONGRASSANO - Una vicenda patrimoniale e giudiziaria durata oltre vent’anni si trasforma in una stangata economica per il Comune di Mongrassano, che graverà inevitabilmente sui servizi della comunità locale. È quanto si apprende da una nota diffusa dall'amministrazione comunale, guidata dalla sindaca Luisa Marino.
Secondo quanto reso noto, la pronuncia della Prima Sezione Civile del Tribunale Ordinario di Cosenza, a firma della dott.ssa L. A. M. nell'ambito della causa R.G. 2205/2022, ha condannato l'Amministrazione comunale a pagare al Consorzio Agrario Green Calabria in liquidazione una somma che, tra quota capitale rivalutata, interessi e spese legali e periziali, sfiora la cifra complessiva di settantamila euro. «Una condanna pesante -si legge nella nota-, scaturita da un susseguirsi di omissioni, ritardi procedurali e scelte fallimentari da parte della precedente amministrazione, culminata nella necessità attuale del Consiglio Comunale di votare l'ennesimo ed evitabile debito fuori bilancio per salvaguardare gli equilibri finanziari dell’Ente».
La controversia è stata azionata dal Consorzio Agrario Provinciale di Cosenza nei confronti del comune di Mongrassano e trae origine dal contratto di compravendita con cui l’Ente acquistò nel 2005 un magazzino di oltre mille metri quadrati e un capannone per un valore di 395.000 euro.
«Nell'accordo -afferma la giunta- il Comune di Mongrassano si obbligava altresì a trasferire al Consorzio la proprietà di un locale commerciale di circa cinquanta metri quadrati all'interno del complesso da realizzare con fondi POR nell'area di Scalo Ferroviario, oppure corrisponderne il relativo valore di mercato una volta ottenuto il certificato di agibilità. Nonostante le strutture a rustico siano presenti allo Scalo da più di quindici anni, il Comune non ha mai completato né reso agibile l'immobile per via della sospensione dei lavori. Nemmeno l'ordinanza del Tribunale di Cosenza del 23 ottobre 2019, che fissava un termine perentorio di nove mesi per adempiere, è servita a scuotere l'amministrazione dell'epoca, che ha lasciato trascorrere colpevolmente la scadenza senza muovere foglia e costringendo il liquidatore del Consorzio ad azionare un nuovo giudizio».
«L’analisi degli atti processuali -si legge ancora nella nota- rivela una catena di falle ed errori che hanno azzerato qualsiasi possibilità di tutela per l'Ente locale. Il Comune si è infatti costituito in giudizio soltanto nell'ottobre del 2022, accumulando un ritardo che ne ha limitato drasticamente le opzioni difensive. A questo si è aggiunta la decisione della Giunta dell'epoca di non nominare un proprio Consulente Tecnico di Parte da affiancare al perito d'ufficio nominato dal Giudice. Rinunciando a un perito di parte, l'Amministrazione si è privata della possibilità di formulare osservazioni critiche o depositare controperizie sulla stima dell'immobile, costringendo il Tribunale a recepire passivamente la valutazione d'ufficio di oltre 51 mila euro, poi decurtata per le finiture al rustico».
«Un elemento ancora più sconcertante emerso nel corso del contenzioso -osserva l'esecutivo comunale- riguarda l'omessa comunicazione al legale incaricato dei crediti tributari che l’Ente vantava nei confronti della controparte. Per anni, infatti, il Consorzio Agrario ha accumulato un debito superiore a 40.000 euro verso le casse comunali a titolo di imposte locali mai versate per IMU, TARI e Servizio Idrico Integrato. Se la passata gestione avesse tempestivamente documentato ed eccepito nel suddetto giudizio i crediti che il Comune vantava nei confronti della controparte avrebbe potuto azionare il meccanismo della compensazione legale o giudiziale dei crediti, abbattendo quasi totalmente l'esposizione economica finale derivante dalla sentenza civica».
«Il bilancio finale dell'operazione si traduce in un danno gravissimo per le casse pubbliche -prosegue la ricostruzione del Comune-. La stima base del bene, quantificata in circa 51 mila euro nel 2020, è lievitata a oltre 60 mila euro per effetto della rivalutazione monetaria basata sugli indici ISTAT e degli interessi legali maturati a causa dell'inutile scorrere del tempo. A questa cifra si sommano circa 6000,00 euro di spese di lite liquidate in favore degli avvocati del Consorzio, unitamente agli accessori di legge e all'intero costo della Consulenza Tecnica d'Ufficio, posto interamente a carico del Comune a seguito della soccombenza».
«Se la sentenza del Tribunale di Cosenza chiude la vertenza sul piano civile -sostiene in conclusione l'amministrazione-, si apre ora una voragine sul fronte della responsabilità amministrativa e contabile. L'inazione sul recupero dei tributi risalenti al 2013, la rinuncia alle tutele peritali nel processo e la catena di omissioni sollevano interrogativi inquietanti sulle scelte della precedente amministrazione. Il riconoscimento del debito fuori bilancio rappresenta un atto dovuto per evitare il dissesto dell'Ente, ma la perdita di risorse pubbliche e l'azzeramento dei contro crediti (che oramai difficilmente entreranno nelle casse comunali) rimangono una ferita profonda per il bilancio comunale e un ingiusto salasso economico destinato a ricadere direttamente sui servizi essenziali dei cittadini mongrassanesi».
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