A cinquant’anni dalla morte (30.12.1975) di Vittorio Vincenzo Vattimo, meritoria iniziativa dell’Amministrazione comunale di Spezzano Albanese di commemorare -unitamente alla famiglia- la figura del “sindaco buono”, tanto stimata ed amata dalla intera (e non solo) comunità arbëreshe.
Ma chi fu Vittorio Vattimo?
Principalmente fu un medico, laureatosi a Siena, a seguito del conseguimento della maturità presso il Liceo classico “Sant’Adriano” di San Demetrio Corone, nonché un grande militante e dirigente del Partito Comunista Italiano.
Questi due aspetti (medico e comunista) che si intersecano tra loro sono fattori essenziali per comprendere la personalità di Vittorio Vattimo, il quale ebbe un’importante valenza politica per circa 15 anni nella cittadina spezzanese e nel Pci sezionale e cosentino dal 1960 fino al 1975.
Questi, di tradizione familiare comunista, si iscrisse al Pci nel 1946 all’età di 19 anni, partecipando attivamente a quella storica stagione di lotta politica delle occupazioni delle terre nella Valle dell’Esaro e della Piana di Sibari.
Sebbene legato all’avv. Giovanni Orazio Rinaldi, mitico fondatore del Pci a Spezzano Albanese (leader indiscusso della zona, punto di riferimento di tutti i giovani compagni dell’epoca), definito da Pietro Mancini “l’Apostolo del socialismo”, il giovane Vattimo fu di quella generazione (per certi versi) il più autonomo, essendosi formato politicamente a Siena, durante gli studi universitari, alla famosa sezione del Pci di via del Curtatone i cui riflessi saranno decisivi nella futura esperienza politico amministrativa del giovane medico spezzanese.
Rientrato dalla Toscana, fu eletto sindaco dal 1960 al 15.04.1961 (giorno delle dimissioni da consigliere comunale) e successivamente dal 1964, ininterrottamente, fino al luglio 1975, oltre che dirigente nel comitato federale del Pci di Cosenza.
Certamente di Giovanni Rinaldi ereditò il partito, giammai, il capitale politico personale, benché entrambi togliattiani (come, peraltro, tutti erano all’epoca), Vattimo ebbe una visione più pragmatica, impegnato al miglioramento concreto e progressivo delle masse popolari, valorizzando la funzione amministrativa degli enti locali, per come aveva precedentemente maturato, come strumento propulsore dello sviluppo e crescita, in attesa della “via italiana al comunismo”.
Ma quale fu il merito politico di Vattimo?
In buona sostanza, il valore storico-politico consistette nel consolidare ed allargare il consenso del Pci a Spezzano Albanese.
In effetti, “Il Mito della Spezzano Rossa” o “della Piccola Russia”, ovvero di uno dei comuni più “bolscevichi d’Italia”, nacque o meglio si realizzò con il medico Vattimo ed il gruppo dirigente dell’epoca, poiché fino alle elezioni del 1960 ovvero dall’inizio del periodo repubblicano dal 1946 al 1960, il Pci non aveva la maggioranza assoluta, sia a livello politico che amministrativo. In sostanza, il Pci a Spezzano se la giocava con la Democrazia Cristiana i cui risultati positivi furono prevalenti. Difatti, sulle prime quattro competizioni amministrative, soltanto quella del 1952 risultò vincente il Pci, eleggendo sindaco Don Giovanni Rinaldi, mentre il 46 fu eletto Timpone (appoggiato da una maggioranza non certo di sinistra); nel 1948 l’anticomunista Pasquale Cucci (parente del Ministro Cassiani) e nel 1956 l’avv. Antonio Rinaldi, espressione della Democrazia Cristiana.
Altrettanto vale in termini politici, il paese inizialmente si profilò “moderato-conservatore”, tanto è vero che al Referendum del 02.06.1946 prevalse la monarchia con il 52,74 %, mentre per le elezioni dell’Assemblea Costituente la Dc ottenne il 53,15 %, invece il Pci si attestò al 33.79 %.
Ad eccezione delle politiche del 1948 in cui il Fronte Popolare, composto dal Pci e Psi, ebbe la meglio con il 51,20%, la DC vinse alle competizioni del 1953 (51,34%) e del 1958 (44,85 %).
Dunque, nel predetto periodo non sussistette, ancora, alcuna prevalenza del Pci spezzanese, il quale, senz’altro, rappresentò, comunque, già un punto di riferimento nella provincia, in ragione delle precedenti grandi battaglie politiche svolte, nonché per le elevate percentuali di consenso ottenute, nettamente superiori a quelle registrate nel quadro politico provinciale cosentino.
Tutto cambiò con l’azione politica del Vattimo ed il gruppo dirigente comunista dell’epoca: dalle elezioni del 1960 in poi il Pci diventò maggioranza assoluta nella comunità arbëreshe più grande d’Italia, conquistando il Municipio con il 51% dei voti, percentuale confermata, anche, alle elezioni del 1964 fino a raggiungere il massimo consenso storico alle elezioni comunali del 1970 con circa il 58% e l’aggiudicazione di ben 13 seggi e nel 1975 con 11 seggi (1852 voti).
In linea con lo stesso trend, le elezioni politiche del 1963 con un consenso del Pci pari al 49,33 %; il 46,97 % nel 1968, 53,32% nel 1972 e nel 1976 con il 56,82 % massimo storico a distanza di sei mesi dalla morte del Sindaco Vattimo.
Perché questa crescita esponenziale a Spezzano Albanese?
In ragione, in primo luogo, di quella visione pratica del nuovo leader comunista, incentrata sulla preminenza, rispetto a tutto, del miglioramento economico e sociale delle masse popolari, nel contesto storico di partenza del boom economico e avviamento del processo di modernizzazione della società, ebbe la capacità di allargare la base politica del Pci locale, con il superamento della classe storica dei contadini e dei braccianti, intercettando quelle esigenze delle nuove classi che iniziavano a formarsi negli anni Sessanta di artigiani, piccole imprese e settore impiegatizio i cui temi vennero messi all’ordine del giorno nella direzione amministrativo- politico del paese.
In tale ottica, il sindaco Vattimo puntò certamente sulla buona amministrazione, nonché fu l’iniziatore della modernizzazione della cittadina, attraverso l’avviamento della programmazione (ed espansione) urbanistica, la realizzazione delle infrastrutture primarie, oltre che l’erogazione dei servizi essenziali.
Ulteriore profilo di merito va individuato, attraverso una costante mediazione politica all’interno della sezione, nell’azione di rinnovamento delle classi dirigenti del partito, garantendo la centralità al Pci per ulteriori quasi vent’anni la cui storia ha preso comunque una via autonoma.
Ecco per sommi capi il grande valore storico-politico di Vattimo al quale venne espressamente riconosciuto, post mortem, dalla stessa direzione del PCI Nazionale in occasione della campagna tesseramento del 1979, utilizzando la sua figura come uno dei simboli del Partito comunista italiano.
@Riproduzione riservata