Uno dei profumi che amo, “Beverly Hills”, Armani, rappresenta in qualche modo un rito vacanziero ed estivo, e quindi leggero ed impalpabile, come l’attimo che fugge. Rientra nei miei acquisti consolidati, nelle mie fidelizzazioni per la primavera/estate.
Mi piace molto, ma lo uso poco, è sfuggente, come la brezza marina ed il vento di collina, dove trova collocazione, l’acquisto, per me, un po’ prima di partire per la Calabria, o mentre penso ai biglietti, è un anticipo dell’estate. Nel mio approdo terranovese, lui trova subito spazio, da qualche anno, accanto ai trucchi e ai profumi di mia madre. Residui di un’antica vanità, non sopita dagli anni, ma dagli addii. E lì rimane, il profumo, per tutta l’estate ed oltre. Non rientra con me in terra di Lombardia, trova residenza e domicilio fra un ombretto lilla ed una crema per il viso. Ci resta per mia scelta: ogni anno scelgo di comprarlo per me, ogni anno scelgo di regalarlo a mia madre. Ci resta per caso: dimentico sempre qualcosa. Ci resta perché qualcosa deve restare, i borsoni sono sempre pieni, ed allora resta lui, che sta bene vicino all’ombretto eternamente lilla. Evocando Liz Taylor, una diva triste, come tutte le dive (pure quelle di provincia!) degne di nota. Questo rituale tutto estivo, in modo inaspettato, si è compiuto anche in terra di Lombardia, in inverno. Arricchendosi di un’altra figura femminile (che le donne non sono nemiche delle donne, e il maschilismo è sistemico, giusto per ricordarlo...); Patrizia, la mia amica napoletana dei miei giorni lombardi, che porta in sé il cuore di Napoli e tutte le sue sfumature. Patrizia ha regalato a mia madre, conoscendo questa nostra tacita tradizione, il profumo in questione. Mia madre è ripartita oggi, e la sua presenza qui è stata per me la cosa più bella e straziante di tutta la mia vita, la sua presenza preziosa è stata viva assenza, ancora una volta addio, il suo profumo è qui, fra i miei profumi. Sarà il mio profumo dell’inverno, il suo dell’estate. Il profumo ora è qui, in terra di Lombardia, per caso, per scelta, come tradizione vuole. Perché il nostro legame si nutre, anche, di note di fiori d’arancio e di bergamotto. Lascia la scia, l’odore di bergamotto e mi riporta a sud dell’anima, alla Calabria, all’estate, a Glaratella, campagna dei miei nonni, a Rina Rana, narratami dalla nonna materna, ai vicoli di San Demetrio, paese natale di mia madre, alla piana di Sibari, fra i posti più belli al mondo, visto da casa mia, a Terranova, all’ombretto lilla di mia madre e ai suoi occhi verdi, alla fiat Rossa 131 di mio padre (dove, attraverso l’eco smarrito di uno stereo, Califano canta ancora “Impronte digitali”), alle ginocchia sbucciate di mio fratello, al mio timore su un veloce sogno di bicicletta. Lascia la scia, il bergamotto, di tutte le mie nostalgie...
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